Martedì 12 Dicembre 2017
Conferenza Onu per regolare il commercio di armi. Un giro d’affari di 60mld di dollari l’anno PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Mercoledì 04 Luglio 2012 09:15

Si è aperta ieri a New York la Conferenza delle Nazioni Unite che ha l’obiettivo di mettere a punto un Trattato per il commercio delle armi convenzionali. Per l’occasione Amnesty ha diffuso alcuni numeri che rendono più tangibili gli effetti devastanti del mercato internazionale delle armi che alimenta conflitti, povertà e gravi violazioni dei diritti umani:

 almeno 1.500 morti al giorno a causa delle armi; 26 milioni le persone costrette a abbandonare tutto a causa della guerra; almeno 12 miliardi i proiettili prodotti ogni anno. Il fatto drammatico è che ancora oggi non esiste al mondo un piano per regolare il commercio di questo settore che registra un giro d’affari intorno ai 60 miliardi di dollari l’anno. E forse è proprio questa la causa della mancanza di controlli e regole adeguate!


L’appuntamento di New York, che si concluderà il 27 luglio, riunisce 193 Stati e può essere un momento storico e fondamentale per rispondere alle istanze della società civile che chiede un controllo del commercio di armi con regole chiare e condivise. Proprio Amnesty International, insieme a IANSA (International Action Network on Small Arms) e Oxfam, ha lanciato nel 2003 la campagna internazionale Control Arms per chiedere ai governi del mondo l’adozione di un Trattato internazionale in merito.


Una bozza di Trattato esiste già e stabilisce, fra l’altro, il divieto di approvare forniture belliche in Paesi dove "esiste un rischio sostanziale della violazione di diritti umani". La cosa però non piace a Washington che vorrebbe cambiare il testo in modo che i singoli governi debbano solo "prendere in considerazione" fattori quali i diritti umani prima di autorizzare una vendita. Insomma gli Stati Uniti, presi dai festeggiamenti per l’Indipendence Day, continuano a sostenere con forza la propria indipendenza, meno quella degli altri. Gli Usa continuano a farsi arbitri e giudici internazionali, decidendo dove c’è la democrazia e dove va esportata, quando i diritti umani devo essere rispettati e quando basta che siano “presi in considerazione”, a quali Paesi è “giusto” vendere armi e a quali no. Non a caso gli Usa risultano fra i maggiori produttori di armi, ben il 74% dell’intera produzione di armamenti è in mano a solo sei nazioni: Usa, appunto, Germania, Cina, Gran Bretagna, Francia e Russia.


“Negli anni abbiamo fatto progressi sulle questioni delle armi di distruzione di massa – ha detto il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon – ma la comunità internazionale è rimasta indietro sulle armi convenzionali”. Secondo Ban Ki-moon, “le armi nucleari conquistano i titoli, ma le armi convenzionali uccidono ogni giorno”.



Per approfondimenti: www.controlarms.org






04-07-2012