Lunedì 20 Agosto 2018
Catalogna: il voto premia l’indipendenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Lunedì 28 Settembre 2015 17:35

 

Le piazze di Barcellona hanno parlato catalano con il boato euforico che nella notte del voto ha festeggiato la vittoria del “soberanismo” con i due partiti indipendentisti, “Junt pel Sì” e “Cut”, che hanno ottenuto 72 seggi su 135, conquistando la maggioranza assoluta.

Il premier spagnolo, Rajoy, si consola rilevando le percentuali del voto inferiori, di poco, al 50%  e

tuttavia, mostrando di  recepire la “botta”, sembra tender la mano al Presidente Artur Mas che rilancia invece la sfida indipendentista sottraendosi al “dialogo” fino a dirsi pronto alla dichiarazione unilaterale di indipendenza.

S’illude il leader del Partido Popular relegando l’evento elettorale a “un” problema catalano che evidenzia invece “il” problema che la Spagna si trova ad affrontare, intanto perché la Catalogna è una delle regioni più ricche del Paese e conta  quasi otto milioni di abitanti e poi, e qui sta il nocciolo del problema, non solo la sua bandiera sventola i colori dell’indipendenza, ad essa si appaiano i vessilli di Euskadi, come i baschi chiamano la loro terra, e che “Gara”, un giornale indipendentista radicale ha immediatamente rilevato anche fotograficamente e simbolicamente, a dimostrazione che i Paesi Baschi, per inciso i più ricchi di Spagna, hanno rifiutato le armi dell’ETA ma non hanno deposto quelle della legalità e della democrazia, sfoderate ancora negli ultimi giorni con le rivendicazioni avanzate dal Governo Basco.

Allora, i baschi vogliono parlare “euskera”, in Galizia rivendicano il “gallego”, i catalani insistono perché Catalogna sia Catalunya e in Andalusia si festeggia, ogni anno con maggior fervore, il 28 febbraio come il “buon dia de Andalucia” sotto le bandiere del “Partido Andalucista” nato nel ricordo del febbraio 1980, quando un referendum decretò ampia autonomia alla Regione con l’impegno di quel partito ad andare più in là.

C’è da dire che anche in Aragona, se pure in maniera più attenuata, si coltivano comunque sogni di indipendenza e perché non ricordare i versi di una vecchia canzone estremegna?

In Estremadura si canta ancora “las mujeres de Olivenza  no son como las demàs/porquè son hijas de Espana y nietas de Portugal”, vale a dire che qualche “diversità” c’è fra le Spagne di Spagna.

Insomma esiste “il” problema ed è serio perché, dopo il risultato del voto, il Parlamento Catalano potrà senz’altro aprire e gestire l’inizio proclamato del processo d’indipendenza aprendo, da Stato Sovrano, colloqui sia con la Spagna che con l’Unione Europea.

Comunque i problemi non sarebbero risolti essendo vero che nelle tante località regionali si palesano tante fratture che intersecano tutta la Spagna.

 

È pure palesemente vero che il Governo del Partido Popular presieduto da Mariano Rajoy si é dimostrato incapace di affrontare le divisioni sempre più evidenti ed ora tocca ai cittadini spagnoli cogliere l’occasione per trovare una nuova unità sul filo che da Esquerra Unida, passando per Podemos, fino alla Izquierda abertzale basca possa intessere una unione fondata sugli interessi dei lavoratori, dei giovani, uomini e donne, sbarazzandosi del potere dei corrotti e dei corruttori, che hanno invaso la cronaca spagnola degli ultimi anni, e degli eredi del franchismo che ancora vivono bella vita in Spagna.

 

C. V.

 

28-9-15