Mercoledì 18 Ottobre 2017
Fertility Day. Un fiume di proteste, Cgil: basta campagne offensive PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Giovedì 22 Settembre 2016 10:51

Nel giorno del Fertility Day non si placano le polemiche, sia sui contenuti della iniziativa che sulla forma, che con due campagne pubblicitarie, una peggio dell’altra farà parlare ancora molto. Poi ci dovrebbe chiarire la ministra chi sarebbero i “cattivi compagni” e cosa rappresentano quei giovani biondi e sorridenti sospesi in un cielo azzurro.

 

Così oggi si protesta in oltre 10 città con flash mob e presidi estemporanei. A Roma con pancioni finti, clessidre e cartelloni alcuni giovani chiedono a gran voce le dimissioni della ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Si trovano all'ingresso di via Alibert, dove si sta svolgendo la manifestazione organizzata dal ministero della Salute a Roma per il Fertility Day. La protesta del 'Fertility fake' è partita sul web e ha visto l'adesione di molte associazioni tra cui Anddos, Cgil, Arci, Act, Artemisia, Rete della conoscenza e unite in rete. "Sono le politiche del governo che non funzionano, non la fertilità dei giovani", continuano i ragazzi.

 

Molto dura la presa di posizione della Cgil che con Loredana Taddei, responsabile Politiche di genere della Cgil nazionale, fa notare come "non è facile riuscire a scontentare tutti e offendere molti e molte, come succede con una certa frequenza alla ministra Lorenzin, tenace nell'assestare picconate alla libertà delle donne: prima con lo svuotamento della Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, ora con l'offensiva campagna ‘Fertility day’, a metà tra il nazionalismo e il sessismo.‎ Ma non bastava, e dopo la campagna demografica da Ventennio è stata la volta dell'opuscolo razzista che ha fatto scatenare il web. È chiaro che non si tratta di un problema di comunicazione come Beatrice Lorenzin si è precipitata a definire i flop, costati fin qui 150 mila euro dei contribuenti. Il punto è che si esortano maldestramente i giovani alla genitorialità, ignorando totalmente le difficoltà economiche indotte dalla crisi, la mancanza di lavoro e di asili nido, la precarietà, il part-time imposto, la disparità salariale che penalizza ulteriormente le donne del nostro Paese, in fondo alla classifica europea in tema di occupazione.‎ Si offendono le donne, esortate a obblighi riproduttivi per 'amor di Patria'". Per la dirigente sindacale “a dover essere rivisto non è solo il lavoro dei pubblicitari, ma l'intero impianto del Piano nazionale per la fertilità, spaventosamente impreciso nell'analisi e inadeguato nel linguaggio”.

“Nella prima pagina del Piano - sottolinea Taddei - si parla di riscoprire il ‘prestigio della maternità’ e di ’recuperare il valore sociale della maternità’. Frasi prive di senso e scioccamente ideologiche, anni ‘50, con cui ci si rivolge alla donna spronandola a non far scadere il tempo biologico”. “Dallo Stato - continua la responsabile Politiche di genere della Cgil - ci si aspetterebbe non una ‘rieducazione’ alla maternità non richiesta, ma l'incentivo e la promozione di politiche economiche e sociali per chi vuole avere un figlio ed è invece costretto a rimandare o a rinunciare per ragioni, appunto, economiche e sociali. I figli si fanno o non si fanno per scelte di vita - conclude Taddei - e le donne hanno diritto di decidere se essere madri o meno, libertà che nel nostro Paese non è loro concessa, in entrambe le direzioni”.

 

22-9-16