Sabato 20 Gennaio 2018
Crevalcore 7 gennaio 2005 -7 gennaio 2010. 17 morti e nessun responsabile PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Giovedì 07 Gennaio 2010 23:02

 

Una mattina di cinque anni fa, tanta nebbia, un macchinista solo alla guida di un treno passeggeri che nei pressi della stazione della Bolognina si scontrò frontalmente con un merci, 17 morti e molti feriti. Oggi si celebra ancora un anniversario senza nessun responsabile di quella tragedia, unico “colpevole” il macchinista, ovviamente anch’egli morto, che secondo le ricostruzioni avrebbe – come si dice in gergo – “bucato” un semaforo rosso...

Come se fosse normale che nel 21° secolo le “Ferrovie più sicure d’Europa” abbiano fatto viaggiare un macchinista da solo, ma con il pedale dell’uomo morto, affidando a due soli occhi il controllo di un semaforo nella nebbia, senza il secondo macchinista (già nel 2005, ed oggi è la regola) e senza, evidentemente, la tecnologia idonea a bloccare il treno in caso di “errore umano”. Nonostante la mobilitazione dei ferrovieri perché si indagassero a fondo sulle responsabilità di quell’incidente, guardando all’intero sistema che deve garantire la sicurezza dei treni, la vicenda giudiziaria ha portato all'assoluzione dei dieci dirigenti delle ferrovie, tra cui l'ad di Fs Mauro Moretti (allora Ad Rfi), con richiesta di proscioglimento della Procura. Alla fine l’unico errore umano fu quello del un macchinista De Biase. I macchinisti della storica rivista “Ancora in marcia!” non si rassegnano: “per il disastro di Crevalcore, uno dei più gravi della nostra storia ferroviaria, non esistono responsabilità: 17 morti senza un perché. Il nostro pensiero però è oggi rivolto alla memoria delle vittime, ai loro familiari e a quanti rimasero feriti ma non possiamo dimenticare quanto sia stato profondamente ingiusto che le uniche responsabilità siano state attribuite al macchinista Vincenzo De Biase, con la formula dell’”errore umano”dopo che era lasciato solo a guidare nella nebbia, per risparmiare sul secondo macchinista, ancor prima di introdurre dispositivi di ausilio e protezione della guida del treno. Scaricare la responsabilità della sicurezza di un sistema così complesso su una sola persona – sottolineano i macchinisti - è stato comodo per tutti: ha consentito di non mettere in discussione l’organizzazione del sistema ferroviario. Il processo penale, dal quale siamo stati esclusi come parte civile, non ha rilevato per le Fs l’obbligo esistente invece per tutte le altre imprese a prevenire con ogni mezzo a disposizione anche gli errori dei propri dipendenti: questo basilare concetto del nostro Ordinamento, inspiegabilmente, non è entrato nel processo Crevalcore”.

Nelle sale dell'Emilia Romagna il disastro di Crevalcore nel film "Quando conbattono gli elefanti"

Intanto l'incidente di Crevalcore, la sicurezza nelle Fs e i licenziamenti di ferrovieri che si sono occupati di sicurezza arrivano sul grande schermo con il docu-film di Simone Amendola, “Quando combattono gli elefanti”, che sarà trasmesso nelle sale cinematografiche dell'Emilia Romagna. “L’iniziativa  - spiegano i macchinisti di 'Ancora in marcia!' – è frutto dell’impegno della Federazione Italiana Cinema d’Essai in collaborazione con la Regione Emilia Romagna. Il film, prodotto dalla The Bottom Line, di Sergio Pelone,  già riconosciuto di interesse culturale e nazionale, è stato prescelto dalla FICE per il suo valore estetico e di impegno civile. Riteniamo importante, la visione di questo film perché racconta in chiave poetica una verità storica, e permette di salvaguardare la memoria collettiva di un fatto così grave”. Il film uscirà nella sale dal 21 gennaio.

A.V.

7-1-10