Domenica 25 Giugno 2017
Over 40: l’età del non lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Lunedì 18 Gennaio 2010 10:29

Di Stefano Giusti* - Dario ha 45 anni, ed è un ex impiegato di una piccola azienda di software: sono cinque anni che è stato licenziato e da allora non ha più lavorato, se non saltuariamente come consulente: da due anni si è trasformato in casalingo...

Si occupa delle sue due figlie e vivono con lo stipendio della moglie, impiegata alle poste. Donatella 47 anni, lavorava come responsabile comunicazione in un’azienda pubblicitaria. Perso il lavoro è entrata in una spirale kafkiana,  fatta di centinaia di curriculum spediti e rarissimi colloqui che si infrangevano sempre sulla barriera dell’età. Per lei oltre che disoccupata, c’è la sfortuna di essere donna, situazione che in Italia per chi perde lavoro significa la quasi totale “morte civile”.
Dario e Donatella come tanti altri, sono alcuni invisibili prodotti dello schizofrenico mercato italiano del lavoro che, sotto cifre e numeri sempre stirati a destra e sinistra per dimostrare a seconda dei casi che la situazione è soddisfacente o tragica,  nasconde nuovi e sconosciuti fenomeni sociali, come quello della disoccupazione in età matura, cosiddetta Over 40. Si tratta di persone che hanno perso il lavoro intorno ai 40 anni e che, malgrado qualifiche ed esperienze più o meno alte, non lo ritrovano più o alla meno peggio faticano a ritrovarlo, passando da una collaborazione precaria a un’altra. Nel senso comune legato all’analisi del fenomeno, si pensa al disoccupato Over 40 quasi sempre come a un manager di alto livello, liquidato con una super buonuscita e incapace di fare alcunché che non sia comandare; oppure a un travet, completamente digiuno di computer e lingua inglese abituato a passare le giornate mettendo timbri e archiviando a mano polverose pratiche. Questo stereotipo, peraltro ancora molto in voga presso tanta sociologia spicciola, anche sindacale, era valido fino a 10/15 anni fa. Oggi la situazione è completamente degenerata e nella condizione di disoccupato invisibile si trovano fasce sociali trasversali,  alte medie e basse, con lauree o diplomi, anni di esperienza e specializzazioni; colletti bianchi e lavoratori poco qualificati. Tutti accomunati da un unico problema: essere usciti dal mercato del lavoro e non riuscire più a rientrarci. Il fenomeno della disoccupazione, già di per se drammatico, nel caso degli Over 40  assume contorni ancora più pesanti se pensiamo che gran parte di queste persone ha una famiglia e degli impegni sociali (mutuo, affitto, famiglie monoreddito) a cui far fronte.
In Italia si stima che i lavoratori over 40 esclusi dal mercato del lavoro ormai quasi il 50% sul totale dei disoccupati. La stima è parziale, in quanto l’Istat non classifica la disoccupazione per fasce d’età e gli unici dati sono quelli forniti dalle associazioni che si occupano del fenomeno. Malgrado ciò nessun governo ha messo in cantiere iniziative legislative specifiche, arrivando ad ignorare il problema della disoccupazione in età matura che ancora non è riconosciuto come fenomeno sociale. Non esistono, se non per sporadiche iniziative sul territorio, nemmeno strutture pubbliche specifiche dedicate al ricollocamento di questa fascia di lavoratori che viene abbandonata a se stessa e che, nella maggior parte dei casi,  non gode nemmeno degli ammortizzatori sociali che vengono riconosciuti nell’ambito delle grandi ristrutturazioni o dismissioni aziendali tipo Alitalia. In Italia infatti il 69 % dei disoccupati non ha nessun accesso a forme di sostegno reddituale ne’ di ammortizzatore sociale. Secondo l’ultimo rapporto di monitoraggio del Ministero del lavoro, gli ammortizzatori sociali italiani coprono solo il 31% dei disoccupati con sussidi di varia natura. Gli altri devono arrangiarsi da soli.
Ma le assurdità del cosiddetto “mercato” italiano non si fermano qui. Basti pensare alla usuale pratica della discriminazione per età che viene citata sugli annunci di  lavoro. Da una rilevazione compiuta dalla Sda Bocconi e da Astra Demoskopea sulle inserzioni,  risulta che in oltre 5.000 annunci pubblicati su quotidiani nazionali e siti Internet, quasi il 60% pone un vincolo di età che, nella maggioranza dei casi, si attesta intorno ai 35 anni. Nella media comunque i destinatari delle inserzioni sono persone tra i 24,8 e i 34,2 anni. D’altronde basta aprire un qualsiasi giornale o fare una passeggiata davanti alle vetrine delle Agenzie per il lavoro per scoprire che la gran parte delle offerte pone vincoli di età molto limitanti. Viene da chiedersi perché per fare il consulente di vendita di veicoli si debbano avere al massimo 35 anni, ma anche le impiegate, gli agenti farmaceutici o i formatori senior (magari dovrebbero anche spiegare come avere esperienze lavorative da seniority a 35 anni!). Alcuni annunci sono assolutamente esilaranti, in quanto richiedono esperienze che sono in totale contraddizione con il limite di età, a meno che il candidato non abbia cominciato in fasce a svolgere quelle mansioni. Questi vincoli sbandierati alla luce del sole sono oltretutto anche  fuorilegge. Esiste infatti un Decreto Legislativo del 9 luglio 2003, n. 216 "Attuazione della direttiva 2000/78/CE per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro" pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13 agosto 2003 che all’articolo 3 recita: 
“Il principio di parità di trattamento senza distinzione di età si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato con specifico riferimento alle seguenti aree: accesso all'occupazione e al lavoro, sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione…”
Insomma è illegittimo discriminare in base all’età e mettere un limite nelle offerte di lavoro, ma lo fanno quasi tutti, aziende multinazionali o piccole società, agenzie per il lavoro e grandi società di head hunting. Naturalmente non esiste nessun garante o figura che faccia rispettare questa legge dello Stato. Alcuni mesi fa il Senato della Repubblica ha bandito un concorso per l’assunzione di personale impiegatizio. Tale concorso, in barba alle leggi vigenti, conteneva il limite di età fissato tra i 18 ed i 40 anni.
È chiaro che non basta togliere una riga con scritto “età compresa tra x ed y” per eliminare il problema ma riuscire a far rispettare le leggi sarebbe già un buon punto di partenza per arrivare a considerare il lavoratore Over 40, sia uomo che donna, ancora un protagonista attivo. Oltretutto, paradosso nel paradosso, in Italia come in tutti i paesi industrializzati, la lunghezza del periodo scolastico formativo anche per le posizioni medie, si prolunga ormai fino quasi ai trent’anni (laurea, + master + stage), in presenza di una dichiarata obsolescenza professionale e conseguente rischio licenziamento, che si presenta non appena si toccano i 40!
In questo deserto sociale, le uniche forme di assistenza vengono da organizzazioni di volontariato, spesso costituite da persone che hanno vissuto questo dramma e che affrontano in prima istanza questo problema. Fino a quando le istituzioni continueranno a far finta di niente?


*Stefano Giusti, Sociologo  Operatore di Job Placement per l’Università Roma Tre,
Consulente aziendale per interventi organizzativi e  formazione degli adulti. Consigliere Nazionale dell’ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura. Autore del saggio “Non ho l’età” una ricerca sul fenomeno stesso.

18-1-10