Mercoledì 13 Dicembre 2017
Alcoa, Carbosulcis, Vinyls. In Sardegna tra lotte, orgoglio e disperazione PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 07 Settembre 2012 12:31

Di Argentino Tellini* - La Sardegna è lontana, vi chiederete perché tanti lavoratori dell'Alcoa, delle miniere Carbosulcis lottano così accanitamente con la sola forza della disperazione, cosi' come lottano e hanno lottato i lavoratori della Vinyls di Porto Torres, quelli che hanno per un anno occupato un'antica torre aragonese a Porto Torres e si sono autoreclusi in carcere all'Asinara, nota oramai al pubblico italiano e internazionale come l'isola dei Cassintegrati.

 

La risposta è semplice e scontata: lottano per difendere il posto di lavoro ,e lottare, specie oggi, è un segnale di dignità e onore, in un oceano di apatia e indifferenza. Tuttavia per le attuali lotte dei lavoratori sardi, i casi e le soluzioni sono diverse.

 

L'Alcoa, multinazionale dell'Alluminio americana che ha gli stabilimenti a Porto Vesme nel Sulcis, vuole andarsene a causa dell'altissimo costo energetico, che fa finire i suoi bilanci in rosso. Lo Stato aveva garantito sino al 2012 uno sconto energetico, a causa del sistema elettrico chiuso e la situazione geografica svantaggiata dell'isola. L'Europa dei banchieri, che tutto è meno che solidale, specie nei confronti delle zone più povere, ha risposto picche, giudicando queste tariffe agevolate un indebito aiuto di Stato, costringendo l'Alcoa a pagare sanzioni per centinaia di milioni di euro. Per la multinazionale americana è la scusa per andarsene, dopo che ha ricevuto praticamente in regalo questa azienda dallo Stato negli anni 90, tramite l'Iri...Quindi, o il Governo è in grado di rinegoziare la vicenda e le tariffe energetiche con l'Europa, o la sorte dell'Alcoa è segnata o al limite solo rinviata. Difficilmente si potrà fare un piano industriale serio, chiunque sia l'acquirente, se non verrà risolto il nodo delle tariffe: tutti i piani non potranno che essere che in perdita.

Il problema è che il Governo Monti, non parliamo neanche di quello vergognoso precedente, ragiona con la stessa testa dei banchieri oligarchi europei e a rinegoziare le tariffe finora non ci ha pensato neppure.

 

Il caso dei minatori della CARBOSULCIS è diverso, qua siamo in presenza di un pozzo di debiti senza fondo, di milioni e milioni di euro che annualmente si perdono nelle viscere del Sulcis, a causa di un sistema industriale obsoleto e di un carbone impuro e pieno di zolfo. L'unica alternativa oggi per quelle miniere è il piano della cattura della co2 (anidride carbonica) da associare alla produzione di energia attraverso il carbone.

Se ne parla da venti anni, ma la cosa è sempre stata lasciata cadere nel dimenticatoio. Quella classe politica, in gran parte ancora presente, e che ora fa lacrime di coccodrillo, ha preferito tenere in scacco i minatori con le loro clientele e i loro affari, grazie ad una montagna di denaro pubblico che annualmente va a rimpolpare i debiti delle miniere.

Ora la Regione si dichiara disponibile, dopo 20 anni, a redigere questo famigerato piano CO2, una discreta faccia di bronzo, per non dire altro, quando negli anni 90 il Governo stanziò 500 miliardi per la riconversione industriale del sito, ma i sindacati e le lobby della zona preferirono investire ancora su quel sistema e su quella miniera perdente. Diverso ancora il caso di Porto Torres e della Vinyls, ora in Amministrazione controllata, ma che fino a 3 anni fa era di proprietà dell'Ineos (multinazionale chimica inglese, fuggita dall'Italia perché per ben 9 anni ha atteso invano le autorizzazioni per ristrutturazioni industriali),che con due impianti, dopo varie lavorazioni, produceva il Pvc, la plastica più diffusa del mondo, all'interno del petrolchimico di proprietà dell'ENI. Quest'ultima, la famosa società fondata da Enrico Mattei, da anni, con l'incredibile complicità di tutti i Governi, ha deciso di abbandonare la chimica italiana, per dedicarsi al gas e all'energia, lasciando il settore chimico ad altri suoi competitors internazionali.... Insomma un baratto bello e buono, un baratto internazionale, a Voi la chimica a Noi il gas. Il tutto alle spalle di centinaia di migliaia di lavoratori, privando il nostro Paese di una produzione strategica, tra il lassismo e la sostanziale indifferenza generale.

 

Per la Vinyls le speranze di ricollocazione del personale sono un'offerta di Finambiente (dove il sottoscritto attualmente lavora come resp. relazioni esterne), una società che si occupa di rigenerazione di oli esausti ed opera in campo ambientale , e a quella di un gruppo industriale brasiliano che pero' fino ad oggi non ha formalizzato l'offerta. Ma il tempo stringe, il fallimento è dietro l'angolo, dopo le tremende delusioni degli operai, illusi già dal fondo svizzero Gita e dalla fallita trattativa con la Ramco, colosso chimico del Qatar. Il petrolchimico di Porto Torres, il secondo in Italia dopo Porto Marghera, è praticamente chiuso. L'unico investimento previsto (che dal punto di vista occupazionale non sarà mai un'alternativa al vecchio petrolchimico, che solo fino a pochi anni fa occupava 5.000 persone, ed che negli anni 70 ne occupava 12.000)) è la cosiddetta Chimica Verde, ovvero la produzione di bio plastiche da oli vegetali. Darà a regime lavoro per 450 persone più un indotto di poche centinaia.

L'Eni per l'occasione ha formato con Novamont una JOINT Venture chiamata Matrica, un progetto sicuramente interessante perchè innovativo, ma pieno ancora di dubbi e ritardi, dubbi a causa delle colture in loco di cardi e girasoli, che dovrebbero essere la materia prima delle lavorazioni, ma per le quali non c'è ancora un accordo con gli agricoltori della zona, ritardi a causa della lentezza esasperante dell'iter autorizzativo, malattia tipicamente italica....Una situazione paradossale quindi , aggravata dal fatto che le bonifiche del territorio, dovute e a lungo promesse, non hanno ancora decollato. L'Eni infatti, senza che nessuno, a parte qualche sindacato, abbia osato fiatare, non ha speso finora un euro dei 530 milioni da essa stanziati per questo investimento.

 

Ecco perché Sardegna rappresenta oggi la crisi nella crisi, frutto di mancata programmazione e di occasioni perdute.

Eppure qualche alternativa esiste, diverse soluzioni sono a portata di mano, se solo la classe politica sarda si svegliasse e il Governo facesse (finalmente) il suo dovere, accompagnato dalle Istituzioni Locali, che certo non stanno brillando per intraprendenza.

Per ora nell'Isola vince la solitudine, la lotta (per fortuna), l'orgoglio e la disperazione.

In tanti pero', specialmente nelle zone delle ex cattedrali industriali, stanno iniziando a frequentare particolari ristoranti: quelli della Caritas, purtroppo.

 

7-9-12

 

*Argentino Tellini, ex dipendente Vinyls,  autore del libro “L’isola dei cassintegrati”