Mercoledì 18 Ottobre 2017
Crisi industriale, privatizzazioni, memoria corta della nostra classe politica... PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Giovedì 20 Settembre 2012 07:52

Di Argentino Tellini* - Quante volte in queste settimane, dopo le ben note vicende ILVA e Alcoa, abbiamo sentito e letto che l'Italia non ha un piano industriale da almeno 20 anni e che bisogna immediatamente adottarlo per aumentare il PIL, la produzione e rilanciare l'economia?

Tantissime, ma tantissimi lettori non sanno che gran parte della classe politica attuale è proprio stata la causa di questo male. Diciassette anni di Berlusconi hanno fatto il resto, depredando il nostro Paese di tutte le sue industrie principali, facendoci regredire da attori a comparse rispetto alle grandi democrazie europee e mondiali. Ma chi ha davvero la coscienza sporca oltre a Berlusconi ? Le vicende partono da più lontano  Prendiamo i casi più attuali: L'Alcoa e L'ILVA.... L'Alcoa si chiamava Alumix e faceva parte del gruppo Iri (quindi statale). Nel 1996 viene totalmente privatizzata dal Governo per la cifra di 196 milioni di Euro, un autentico regalo (valeva almeno il triplo), e riceve in quegli anni dallo Stato stesso agevolazioni sulle tariffe energetiche pari almeno a 2 miliardi di euro, spalmate naturalmente sulla bolletta elettrica degli italiani... Si levano pochissime voci di dissenso, cosa che diventerà la norma. Per l'ILVA di Taranto la storia si ripete ma, qualora fosse possibile, è ancor più scandalosa. Nel 1995 l'industria di Taranto, che si chiama ITALSIDER, produce circa 240 milioni di euro di utili, ma l'IRI e il Governo decidono di vendere lo stesso il pezzo pregiato della siderurgia italiana e lo fanno ad un prezzo  di almeno cinque volte inferiore al prezzo del mercato (così sostengono tutti gli articoli economici del settore). Ma non è finita, questo è il minimo, il gruppo Riva, l'acquirente, apre immediatamente un contenzioso con lo Stato contestandone la valutazione patrimoniale e i conti pattuiti e  paga quindi solo la prima rata. Nessuno o pochi, anche in questo caso,  si oppongono. Nel frattempo,con i costi dei prepensionamenti a carico dello Stato (che riguardano ben 14.000 unità), il mercato dell'acciaio ha un'impennata positiva ampiamente prevista e Il Gruppo Riva,che ha acquistato l'azienda per un piatto di lenticchie e non le ha nemmeno pagate tutte, fa guadagni fantastici (si parla almeno di 800 milioni di utili in 3 anni), investendo naturalmente pochi spiccioli in ambiente e sicurezza, con i danni che ben conosciamo. Tutti fanno ancora finta di nulla, lo Stato, la politica, i sindacati, tanto da destare il legittimo sospetto che la vendita degli stabilimenti siderurgici al Gruppo Riva si sia trasformata in un'immensa mangiatoia. Ma chi erano i protagonisti di quelle privatizzazioni? Il principale attore di quei fatti  è Romano Prodi, Presidente dell'IRI per 8 anni in due mandati e artefice della vendita a quattro soldi dei principali gioielli di Stato. Un altro nome è Piero Gnudi, sovraintendente alle privatizzazioni di IRI di quegli anni e consigliere economico del ministro dell'industria nel 1995 e ora, guarda un po', Ministro del Governo Monti . Ma qual'era il Governo di allora, del biennio 95 e 96, che diede vita ai nostri casi in questione Alcoa e ILVA ? Era il Governo Dini, ricordate, quel governo tecnico?  E da chi era appoggiato? Un po' da tutti, compreso Lega ed anche DS e PPI, che negli anni successivi diedero vita ad un unico soggetto politico: il PD. Ministro dell'industria era un certo Alberto Clo, bolognese, ma passato alla storia solo per avere partecipato, durante il periodo del rapimento Moro, assieme all'amico e concittadino Romano Prodi, alla famosa seduta spiritica dove un'anima in pena avrebbe rivelato la parola Gradoli, cioè il nome della via di Roma in cui era tenuto prigioniero lo statista democristiano. Solo  la cosiddetta sinistra radicale, minoritaria in tutti questi anni, è sempre stata contraria alle privatizzazioni, tutti i principali attori della politica attuale, oltre ai protagonisti citati, come si è visto, hanno la coda di paglia sull'argomento, ne hanno la paternità politica, ne sono  stati proprio essi gli artefici e i suggeritori, nel migliore dei casi hanno taciuto o si sono bendati gli occhi. Berlusconi è intanto decaduto rovinosamente, ma vuole pateticamente tornare in sella, gli altri, come allora, sono tutti presenti : Casini, Fini, D'Alema, Veltroni, Tremonti e compagnia bella. L'elenco lo sappiamo bene…neanche una parola da loro sulla svendita a quattro soldi di tutte le industrie di Stato di cui sono stati i padrini politici, solo memoria corta....

 

*Argentino Tellini, ex dipendente Vinyls, autore del libro “L’isola dei cassintegrati”

 

20-09-2012