Mercoledì 18 Ottobre 2017
Vertenza E.ON. Operai in sciopero, nelle baracche contro il freddo PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 16 Novembre 2012 12:04

Di Argentino Tellini - Faceva un freddo cane questo pomeriggio nella baracca sorta nella strada che porta a Fiume Santo, raffiche di Levante a 90 chilometri orari. Eppure chi l'ha montata, gli operai della Seratin e dell'indotto, sono sempre lì, in sciopero dal 5 novembre.

 

Stiamo parlando del più grande polo energetico della Sardegna, Fiume Santo, a due passi da Porto Torres (SS) e dalle centrali di proprietà dell'E.ON, una multinazionale tedesca, 4 gruppi termo elettrici per una potenza complessiva di circa 900 mw. L'E.On ha deciso di tagliare ancora sulla manutenzioni, già precarie di suo, per incrementare i propri già lauti guadagni. Decine di persone, anche di più, rischiano da oggi di rimanere a casa. Il gruppo tedesco nel frattempo non ha mantenuto l'impegno sottoscritto con le Istituzioni a costruire una centrale modernissima a carbone, in sostituzione dei vecchi e obsoleti gruppi 1 e 2 che marciano , in deroga da anni, ad olio combustibile.

 

Nel frattempo ad E.ON è stata incredibilmente concessa la costruzione di un grande gruppo fotovoltaico, che farà guadagnare ai tedeschi ancora di più, situazione davvero paradossale vista la situazione e visto che E.ON non mantiene alcun impegno. Ma la multinazionale tedesca, quando si tratta di dare al territorio e di mantenere accordi ufficiali sottoscritti fa orecchie da mercante, anzi rilancia al ribasso, non solo non investe ma licenzia e taglia. A farne le spese sono per prime le aziende delle manutenzioni e i loro addetti, che si trovano all'improvviso in mezzo alla strada e che ricorrono all'unica arma che hanno a disposizione: lo sciopero e il picchettaggio.

 

Antonio Pintus, Giuseppe Siffu, Luigi Derudas, Giuliano Sotgiu, Carlo Spina e tanti altri loro coraggiosi colleghi che rischiano di passare il Natale da disoccupati si sono messi concretamente in moto e hanno iniziato oramai da 10 giorni a protestare, scioperando e facendo picchetti, perdendoci un sacco di soldi, col rischio di non venire nemmeno ascoltati, in un'opinione pubblica assuefatta dalle continue lotte operai disperate. Hanno fatto bene, vale la pena almeno provarci, di metterci la faccia, in un mondo di rivoluzionari a chiacchiere. Alla loro difficile situazione si è inoltre aggiunta la beffa di aziende falco, o sciacallo se preferite, che ne approfittano per mandare i loro operai al posto degli scioperanti: un'azione vergognosa, un'assurda guerra fra poveri fomentata e condotta dalla dirigenza locale E.ON, miserabile epilogo di un territorio ridotto allo stremo.

 

Gli operai in sciopero comunque non si arrendono, continueranno, eventualmente in altre forme di lotta. Mentre scrivo i delegati sono in riunione, la situazione è difficile e delicata, anche qua ci sono state piccole scaramucce con le forze dell'ordine, non molleranno. Il problema delle multinazionali in Italia rimane , anzi è sempre più pressante: sempre pronte agli incentivi statali e a prendere denari pubblici, sempre pronte a tirarsi indietro quando c'è da investire, naturalmente dopo aver guadagnato cifre esorbitanti, tanto troveranno in giro per il mondo un altro Paese disposto a fare regali. E le multinazionali questo posto lo trovano sempre, col ricatto della povertà e della disoccupazione. Sarebbe ora che si mettessero regole e paletti affinchè questa situazione finisca.

 

Ma chi pensa all'industria nel nostro paese? Chi pensa ai disoccupati e agli operai? Sembra non servano più , o forse solo come carne da macello. Per farsi sentire devono andare nelle torri,sopra i ponti, sulle ciminiere o, mentre scioperano, per difendersi dal freddo e dal vento terribile, costretti a fare delle baracche di legno e politene , proprio come gli operai di Fiume Santo.

 

15-11-2012