Lunedì 11 Dicembre 2017
Donne che odiano le donne PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Venerdì 31 Maggio 2013 21:42

Giornali, media, commentatori, persone che parlano e si confrontano, in questi mesi e giorni hanno più volte usato il titolo di un romanzo di successo per descrivere quanto sta accadendo: “uomini che odiano le donne”.

 

Termini che descrivono in modo diretto ed immediato il susseguirsi inaudito di spietate violenze, fino ad arrivare a barbari omicidi ai danni di donne, spesso giovanissime, bambine, da parte di uomini.

Una escalation incredibile, con forme di violenza nuove, inedite (acido, benzina), che si replicano e si moltiplicano quasi in una perversa imitazione di quello che le cronache descrivono.

Dati allarmanti, quelli sul femminicidio, che devono indurre tutti e tutte a fare di più di fronte ad una strage sulla quale - come ricordava Adriano Sofri in un articolo - i riflettori si sono accesi troppo tardi. Ovvia, senza possibilità di attenuanti, la condanna verso quegli “uomini che odiano le donne” e verso una società, una parte, che va in quella direzione, o comunque, asseconda e coccola quegli uomini, ricordo che “il delitto d’onore” non è una cosa che risale a millenni fa.

Ecco la società, questa è composta da uomini e donne, dato forse banale ma dal quale parto per qualche riflessione.

È morta da poco una donna, Franca Rame, per la quale è difficile trovare aggettivi che descrivano o rendano giustizia alla sua bravura, al suo coraggio, al suo impegno, alla sua bellezza, alla sua voglia di contribuire ad un mondo migliore per tutti, e per le donne, le giovani e le vecchie, le belle e le brutte. Ma soprattutto una donna che ha cresciuto generazioni di donne libere, consapevoli, donne che si amavano e amavano le donne.

Quanta distanza rispetto alle storie contemporanee, nelle quali la libertà e i sogni viaggiano su internet e invece di spiccare il volo restano intrappolati nella rete.

Allora ecco una piccola provocazione: oggi non ci troviamo solo davanti ad “uomini che odiano le donne”, ma a “donne che odiano le donne”.

Le donne, le giovanissime, “odiano” se stesse, spesso non hanno condivisione e scambio con le altre donne.

Come spiegare altrimenti la giovane miss che pochi giorni fa è stata ridotta in fin di vita dal suo ragazzo, operata con asportazione della milza, che poco dopo perdona il “suo uomo” e ritira la denuncia? O la donna, questa volta del Nord Italia, che, minacciata di morte con un piccone dal fidanzato, all’arrivo dei carabinieri non lo denuncia?

Ed ancora tanti episodi più o meno gravi di scarsa solidarietà femminile, di disistima che porta a gesti e comportamenti deleteri.

Poi ci sono gli amori che si credono tali ma tali non sono, né da parte del carnefice, né da parte della vittima stessa.

Ed ancora sono “donne che odiano le donne” quelle che uno qualunque è meglio che stare sole.

Si diceva la società fatta di uomini e donne: ecco in questa nostra società, che dovrebbe essere moderna e proiettata verso le magnifiche sorti e progressive, l’uomo geloso è un vero macho, ci ama veramente, è uno che tiene tanto alla “sua donna”, certo finché non ci scappa il morto – anzi - la morta.

Ancora un piccolo esempio di “donne che odiano le donne”: rabbrividisco quando, ascoltando sui mezzi pubblici i discorsi degli altri, sento ragazze che orgogliose raccontano come il proprio ragazzo voglia controllare tutti gli sms e le telefonate del cellulare!

Ragazze, donne, sveglia: il telefonino è mio; io sono mia (come dicevano quelle come mia mamma nel ’68, e possibile che tutto il bello e l’emancipazione maschile e femminile degli anni 70 sia durato meno di una generazione?); la vita è vostra ed è una sola.

 

Alessandra Valentini