Lunedì 11 Dicembre 2017
Salvatore Palumbo licenziato dalla Fincantieri perché parlò di sicurezza. Il 18 l’udienza PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Lunedì 15 Febbraio 2010 11:28

Si terrà il 18 febbraio presso il Tribunale del lavoro di Palermo la prossima udienza del processo di Salvatore Palumbo contro la Fincantieri. Sono trascorsi oltre due anni dall’agosto 2007 quando l’azienda decise di licenziare Palumbo, operaio sempre in prima linea negli ultimi sette anni nel controllore e vigilare sulle questioni della sicurezza...

Un operaio “scomodo” che la Fincantieri ha licenziato con la motivazione di averlo sorpreso a pescare in orario di lavoro. Un motivo infondato come ha sempre dichiarato lo stesso Palumbo, ma come soprattutto testimonia la grande solidarietà e la mobilitazione di compagni di lavoro, cittadini comuni, associazioni che si è sviluppata attorno al suo caso. Per protestare contro un licenziamento ingiusto, teso a colpire la sua opera attenta di denuncia delle insicurezze sul luogo di lavoro, Salvatore nel 2008 salì in cima alla stele che ricorda la strage di Capaci, lungo l’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, minacciando il suicidio. Da allora la sua rabbia e disperazione si sono trasformate in voglia di lottare ancora di più per reclamare giustizia e per chiedere maggiore sicurezza sui posti di lavoro. Dal 24 gennaio scorso ha assunto l'incarico di rappresentare la Rete nazionale per la sicurezza nei posti di lavoro per la regione Sicilia. E proprio i suoi compagni della Rete nazionale per la sicurezza invitano, in occasione del 18 febbraio, ad una grande mobilitazione per far conoscere ancora di più la storia di Salvatore, una storia di diritti negati. “Dura oramai da due anni il processo che vede l’operaio Palumbo in lotta contro il licenziamento messo in atto dalla Fincantieri: un operaio che denunciava senza lasciarsi intimidire le condizioni di assoluta insicurezza sul posto di lavoro, per la Fincantieri, azienda i cui dirigenti sono stati tante volte denunciati, condannati e che hanno ancora processi in corso, era diventato certamente scomodo! Tutto questo mentre la realtà non ci risparmia, purtroppo, quotidianamente la tragedia dei morti e degli infortuni sul lavoro in tutto il paese”. Noi ci uniamo alla loro battaglia parlando ancora di Salvatore e della sua lotta per la sicurezza sui luoghi di lavoro, una lotta non certo inutile o retorica in un Paese, come l’Italia, dove dal 1 gennaio 2010 si contano ben 125 morti sul lavoro, 125 omicidi senza colpevoli.


15-2-10