Mercoledì 13 Dicembre 2017
I Diritti non si toccano. Domani la CGIL in piazza PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 24 Ottobre 2014 07:40

I lavoratori italiani hanno dato carne e sangue nel corso di decenni per affermarli i loro Diritti di uomini e donne per fare di questo paese un paese moderno dove nessun uomo deve piegare la testa davanti ad un altro uomo e il bracciante e l’operaio possono togliersi la coppola e indossare il cappello come il padrone, un atto simbolico con il quale Di Vittorio volle dare a suo tempo il segno della dignità e dell’uguaglianza, conquistata attraverso il lavoro.

 

Prima, diceva un ritornello dello Yorkshire, si andava “a lavorare per poter mangiare per poter lavorare”, insomma come agli asini si da la biada perché siano in grado di portare la soma e di riprodursi per servire i padroni.

Poi Di Vittorio s’è messo il cappello e di conquista in conquista le cose sono cambiate, in fabbrica, sui campi, a livello legislativo, per trasformare il lavoro da mero mezzo riproduttivo ad espressione delle qualità individuali, da sofferenza a soddisfazione, da annullamento personale a dignità.

Domani, allora, in Piazza San Giovanni, a Roma la CGIL ha dato appuntamento ai propri iscritti e militanti, a tutti i lavoratori italiani, ai pensionati e ai disoccupati, agli uomini e alle donne, ai giovani ai quali questo paese sembra ormai poter offrire solo Call Center precari o le vie dell’emigrazione, per affermare in tanti che la dignità non gliela può togliere nessuno.

Ci provano: togliere l’art. 18 che difende dai licenziamenti arbitrari, se non piaci al padrone o se sei un sindacalista; demansionare il lavoratore, così che non possa essere padrone neppure della propria professionalità; riportare sui luoghi di lavoro “le tecniche di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori”….

insomma cancellare lo Statuto dei Lavoratori, dicono per cambiare, ma quanto si va proponendo sembra piuttosto riportare indietro, ai primi del Novecento, attraverso un capovolgimento delle carte in tavola tentando di far credere al paradosso per cui si creerebbe occupazione attraverso la disoccupazione, insomma ti caccio così un altro può lavorare. Non si può gabellare per “cambiamento” e “modernità” il ritorno al peggio e al vecchio così che la CGIL, i lavoratori e i disoccupati italiani domani arriveranno a Piazza San Giovanni, con lo slogan, fra gli altri, di “Cambiare l’Italia”, perché i diritti non si tolgono ma si estendono, perché non si ritorni a forme di sfruttamento e sottosalario, perché domani centinaia di migliaia di persone costituiscano baluardo a difesa dei lavoratori delle Acciaierie di Terni, di Meridiana e di tanti altri che rischiano il licenziamento.

 

Per i diritti dunque e per l’occupazione, raccogliendo il grido di Papa Francesco: “nessuna famiglia resti senza Lavoro!”

 

 

C.V.

 

24-10-14