Lunedì 11 Dicembre 2017
Thyssenkrupp dieci anni dopo. La voce dei familiari e dei sopravvissuti PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Lunedì 04 Dicembre 2017 12:52

Sono trascorsi dieci anni dal drammatico rogo della Thyssenkrupp che costò la vita a 7 lavoratori, ma il dolore, la voglia di giustizia, lo strazio per qualcosa che poteva essere evitato rimangono gli stessi. Oggi familiari delle vittime, lavoratori scampati al rogo e tutti quelli che vogliono ricordare si sono ritrovati in occasione della presentazione delle iniziative per il decennale della tragedia, il 6 dicembre.

 

"Dopo dieci anni, e cinque gradi di giudizio, in Germania ci sono ancora due assassini a piede libero. Andremo là, a parlare col governo tedesco, che guardandoci negli occhi dovrà dirci perché non abbiamo ancora avuto giustizia". Così Rosina Platì, mamma di Giuseppe Demasi, uno dei sette operai morti nel rogo della Thyssenkrupp. "Facciamo appello al ministro Orlando perché ci sostenga", aggiunge la donna. "Quella notte, con i nostri figli, che si sono sciolti come candele, sono bruciate anche le nostre vite", dice la mamma della Thyssen ricordando la sera dell'incidente.

"È arrivato a casa - racconta - e ha detto 'stasera mi siedo a cena con voi', come se sapesse che era l'ultima volta. Poi alle 23 mi ha telefonato dal lavoro, era felice perché lo avevano confermato al lavoro. Alle 5.30 ho ricevuto l'altra telefonata - conclude - e per mio figlio sono iniziati 24 giorni d'agonia. La nostra dura da 10 anni.

 

"Il lavoro dev'essere un mezzo per provare a realizzare i propri sogni, invece quella notte i sogni li ha negati, se li è portati via". Così Antonio Boccuzzi, l'operaio sopravvissuto al rogo della ThyssenKrupp oggi parlamentare del Pd, alla presentazione delle iniziative per il decennale dell'incidente. "Di quella notte ricordo ogni istante - racconta - ma più di tutto ricordo Tony e Giuseppe che gridavano 'non vogliamo morire'".

Un ricordo di fronte a cui non riescono a trattenere le lacrime né lui né Elena, la mamma di Antonio Schiavone, che prima si allontana poi torna a stringerlo in un abbraccio.

"Eravamo una famiglia - dice ancora Boccuzzi - e io voglio ricordare quello che ognuno di loro era prima di quel 6 dicembre. Siamo al decennale, ma non è che un anno in più rispetto all'anno scorso e il cammino della giustizia non è ancora completato, i due tedeschi non hanno scontato un giorno di condanna. Per un Paese civile - conclude - è un atto dovuto portare a compimento il percorso della giustizia".

 

4-12-17