Martedì 19 Giugno 2018
Castelfrigo. I lavoratori in sciopero della fame PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Mercoledì 20 Dicembre 2017 10:51

Da ieri sera tre lavoratori di due cooperative in appalto alla Castelfrigo e il segretario generale della Flai Cgil di Modena hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro i licenziamenti da parte delle due cooperative e per chiedere condizioni di lavoro regolari e più umane.

 

La vertenza si svolge nel distretto delle carni del modenese, nel comune di Castelnuovo Rangone famoso per lo zampone e  riguarda proprio il settore della macellazione e trasformazione delle carni. In questa zona, famosa per le sue eccellenze alimentari, purtroppo, un sistema di false cooperative, in accordo con i committenti, fa sì alcune realtà applichino condizioni di lavoro inaccettabili, sfruttando, lucrando sul costo del lavoro e su un sistema di vera e propria evasione.

 

I lavoratori delle cooperative Work Service e Ilia Da., che sono da 25 giorni in sciopero, sono tutti di nazionalità straniera. Ora, in assenza di risposte concrete da parte di istituzioni e associazioni datoriali hanno iniziato lo sciopero della fame, con loro la Flai Cgil che ha allestito proprio nel piazzale antistante l’azienda Castelfrigo la tenda rossa dove si trovano i quattro in sciopero della fame, circondati dalla solidarietà e dal supporto degli altri lavoratori in presidio permanente e di tutta la Flai.

 

Marco Bottura, segretario Flai Cgil di Modena che ha iniziato lo sciopero insieme a tre lavoratori spiega come “abbiamo attivato lo sciopero della fame non come forma di ricatto, ma come forma di protesta per abbattere il muro d’indifferenza che esiste ancora sulla vertenza che vede espellere dal sito produttivo i soci lavoratori delle false cooperative appaltatrici Ilia D.A. e Work Service. Questi lavoratori hanno la sola colpa di aver rivendicato la possibilità di esercitare anche in fabbrica i diritti fondamentali della nostra Carta costituzionale”.

 

“Questi lavoratori – prosegue Bottura - hanno rivendicato attraverso la Cgil condizioni di lavoro dignitose, applicazioni contrattuali e retribuzioni regolari. Sono tutti lavoratori immigrati che stanno portando avanti una lotta per loro, ma di fatto anche per tutti gli altri lavoratori degli appalti, compresi i tanti italiani che si trovano nelle loro stesse condizioni”.

 

 

20-12-17