Martedì 19 Giugno 2018
Infortuni sul lavoro. Fermare la strage e riconsiderare il lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Martedì 15 Maggio 2018 09:15

Ieri ancora due morti sul lavoro, mentre ancora si tentava di capire cosa fosse successo nelle Acciaierie Venete a Padova; una conta che non ha fine e che comunque ci deve interrogare, deve interrogare la politica su cosa sia diventato in questi anni di crisi il lavoro e le norme e leggi sul mercato del lavoro.

 

Il lavoro ha perso valore, è fragile, precario, senza controlli e regole, senza solidarietà; la crisi e la disoccupazione costringono ad accettare un lavoro purché sia, senza diritti e senza tutele; il tutto mentre alcuni analisti leggono i numeri e parlano di ripresa. I numeri, anzi il prezzo della ripresa, sono due morti al giorno sul lavoro; sono Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza che vengono licenziati; sono leggi come il Jobs Act che rendono il lavoratore più debole del padrone non solo sul luogo di lavoro ma anche davanti alla legge.

 

Un recente studio delle Acli ha rilevato come i giovani che trovano lavoro sarebbero già a priori disposti a rinunciare a ferie o malattia retribuita per mantenersi un posto di lavoro: una aberrazione, una sconfitta ma una drammatica foto della realtà.

 

Questo è il lavoro, non è più luogo di riscatto, dignità - qualunque sia la mansione svolta - luogo di socialità e di crescita culturale, morale, politica nel senso vero del termine. Se il lavoro non è più tutto questo, anche i morti e gli infortuni ne sono la drammatica conseguenza e non si stratta di sfortuna o fatalità.

 

Per l’ANMIL, "nel nostro Paese per garantire la sicurezza e la salute sul posto di lavoro c'è ancora molto da fare – ha dichiarato il Presidente Franco Bettoni - e occorre un impegno continuo poiché troppo spesso abbiamo visto affievolirsi in questo decennio, tanto che ci sono ancora da emanare una ventina di decreti attuativi del complesso normativo, tra i quali anche alcuni importanti come quello sulla qualificazione delle imprese. Le buone leggi, poi, vanno fatte rispettare e, negli ultimi anni, l'apparato ispettivo ha molto sofferto per carenza di personale e per attività di riorganizzazione che non si sono ancora completate". "Di lavoro si continua a morire - spiega il Presidente dell'ANMIL - perché in questi anni non si è fatto abbastanza per costruire una solida cultura della prevenzione dei rischi nei datori di lavoro e nei lavoratori. Da una parte si fatica a vedere la sicurezza come un valore aggiunto, un investimento, e dall'altra non si dimostra sufficientemente matura la consapevolezza dei rischi presenti all'interno di un ambiente di lavoro".

 

La Cgil parla di strage che va fermata: “Il tempo delle denunce deve lasciare il posto ad iniziative concrete da parte di tutti. Abbiamo dedicato il Primo Maggio al tema della sicurezza per sollecitare un sussulto da parte dell'intera società, da parte di chi ha responsabilità di governo delle Istituzioni a tutti i livelli e di chi le ha nella conduzione delle imprese. Ma non è bastato e si continua a morire per evidente mancata applicazione delle norme sulla sicurezza”. È quanto ha dichiarato il segretario confederale della Cgil Franco Martini. “Chi è chiamato a svolgere controlli - prosegue - deve farlo concordando con Regioni, Comuni e parti sociali a livello territoriale piani straordinari di intervento sulle priorità sulle quali intervenire”.

E per quanto riguarda le imprese, secondo il dirigente sindacale “non possono inseguire la ripresa semplicemente aumentando carichi e orari di lavoro, rinunciando ad aumentare la produttività attraverso l'unica via possibile, quella dell'innovazione dei processi organizzativi del lavoro”.

 

 

Alessandra Valentini

 

15-5-2018