Giovedì 16 Agosto 2018
Sacko e gli altri. Lavoro migrante tra caporalato e ingiustizie PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Lunedì 04 Giugno 2018 17:43

Oggi è stata la giornata del dolore e della rabbia tra i compagni di lavoro di Sacko, il lavoratore del Mali ucciso vicino a Vibo Valentia il 3 giugno. Una giornata di protesta e di assemblee tra i lavoratori, insieme ai sindacati della zona, per affrontare quanto accaduto.

 

Sacko, come i due suoi amici che sono rimasti feriti, era un giovane presente in Italia regolarmente, viveva nella tendopoli di San Ferdinando vicino a Rosarno e cercava lavoro durante la raccolta delle arance o in altri lavori nei campi, secondo la stagione.

 

La “colpa” di Sacko è stata quella di andare a prendere bandoni e vecchie lamiere in una fabbrica abbandonata, lì è stato colpito dai colpi di fucile, lì dove era andato per trovare materiali utili a fare degli alloggi di fortuna ai margini della tendopoli. Quindi sia chiaro nessun furto a scatenare o – come qualcuno vorrebbe – a giustificare l’uccisione di Sacko e il ferimento di altri due ragazzi.

Sacko però ha un’altra “colpa”, egli è regolare ma non è regolare la paga che a lui come a tanti, troppi lavoratori, viene corrisposta per una giornata di 12 o 14 ore nei campi o negli agrumeti: 20 euro al giorno (se va bene), sfruttati e sottopagati da imprenditori italiani che cercano braccia a poco prezzo.

Sfruttati e sottopagati Sacko e gli altri non possono permettersi un alloggio, anzi sfruttati, sottopagati e in nero non gli viene dato quell’alloggio che pure i lavoratori agricoli dovrebbero avere.

Sacko e gli altri partono dai loro paesi e dopo viaggi i cui racconti ci dovrebbero far rabbrividire, giungono in Italia e spesso il primo lavoro che trovano è quello in agricoltura, spesso lo trovano tramite i caporali che propongono loro 2 o 3 euro l’ora e non bisogna creare problemi.

Sacko e gli altri, come descritto molto bene nei Rapporti Agromafie e Caporalato della Flai Cgil, migrano anche di regione in regione, seguendo le stagioni di raccolta: le angurie in Puglia, i meloni a Mantova, le arance a Rosarno, poi l’uva, le olive. Vivono in tendopoli, baracche, accampamenti e non perché a “loro piace così”, ma perché con 15 o 20 euro al giorno è impossibile fare altrimenti.

Sacko e gli altri sono lavoratori vulnerabili, soggetti più di altri al ricatto e spesso la legge, anche l’importante Legge 199/2016 non riesce a tutelarli.

 

Sulla morte di Sacko sono intervenuti insieme la Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, sindacati di categoria da sempre attivi nella tutela dei lavoratori agricoli italiani o stranieri che siano: “Questo fatto gravissimo – affermano i tre Segretari Generali di Fai, Flai e Uila - deve suscitare preoccupazione e mantenere acceso il faro sulla condizione in cui vivono migliaia di lavoratori stranieri impiegati per lo più nel lavoro nei campi in condizioni disumane e di grave sfruttamento".

"Da tempo - prosegue la nota - come organizzazioni sindacali denunciamo le condizioni di vita e di lavoro alle quali sono costretti a sottostare ancora oggi lavoratori e lavoratrici stranieri, nonostante gli importanti risultati legislativi conseguiti per contrastare il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento. Paghe di pochi euro l’ora, assenza di contratti, lavoro nero, ricatti, a questo si aggiunga la mancanza di politiche di accoglienza e di integrazione realmente efficaci. Tutto questo non è più tollerabile. Crediamo che dal lavoro, da una giusta e legale retribuzione e da condizioni umane di accoglienza sia necessario partire per dare risposte reali ai bisogni di tutti”.

 

 

A.V.

 

 

4-6-18