Giovedì 16 Agosto 2018
Trenitalia. Pugno di ferro con i lavoratori, ritardi per i viaggiatori PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Giovedì 26 Luglio 2018 00:00

Macchinista denuncia all’Amministratore Delegato comportamento “persecutorio e inadeguato” di un dirigente

Nelle stesse ore in cui i Ministri Toninelli e Tria azzerano il Cda di Fs, un lavoratore macchinista di Trenitalia scrive una pesante lettera all’Ad di Trenitalia, Iacono, per denunciare il comportamento - a suo parere – “persecutorio e inadeguato” da parte di un dirigente responsabile del settore Intercity, cui è conferito il ruolo di datore di lavoro della unità e quindi anche del macchinista, oggetto delle attenzioni della dirigenza.

 

Il casus belli sembra essere un contenzioso ormai atavico in Trenitalia tra i lavoratori e l’Azienda sul cosiddetto tempo-divisa; ma non è questo a indurre il macchinista a scrivere ai vertici di Trenitalia e a chi legge a porsi alcune domande sullo stato dei diritti dei lavoratori, e in questo caso anche di chi viaggia sui treni.

Sono le modalità assolutamente inedite, così come descritte nella lettera, con cui si è voluto comunicare la contestazione al macchinista a lasciare perplessi.

 

Il fatto. Il 19 luglio il macchinista, con esperienza di 35 anni di lavoro in ferrovia, veniva “sollevato dal servizio “di macchina” ed esonerato dalla prestazione lavorativa” dal dirigente e suo superiore, che consegnava la lettera al lavoratore nel momento di un cambio del personale di macchina sul treno IC 522 in transito alla stazione di Roma Ostiense. Qui tra la sorpresa del lavoratore, che aveva già preso posto alla guida, la consegna della lettera di esonero e della contestazione disciplinare, scambi di battute e le legittime e formali repliche del lavoratore alla contestazione, la sostituzione del macchinista che è stato fatto scendere (con un atto di forza), il treno riprendeva la corsa con oltre 18 minuti di ritardo. Treno che poteva proseguire puntuale e sicuro, anche se in quel momento il macchinista non aveva la divisa completa.

Una modalità di notificare gli atti da parte di Trenitalia assai singolare, che ha comunque danneggiato l’utenza con un ritardo evitabile, se consideriamo la natura della contestazione.

 

Una scena simile si è ripetuta il 24 luglio, quando alla stazione di Roma lo stesso dirigente saliva di nuovo nella cabina di guida del treno IC 723/35637 Roma Palermo su cui aveva appena preso servizio lo stesso macchinista per consegnare un nuovo ordine scritto con cui era “...sollevato dal servizio per non aver indossato la divisa pur avendola ritirata”. Anche qui il lavoratore ha eccepito sulla legittimità di tale indicazione, annunciando che era pronto alla partenza. A questo punto il dirigente bloccava il segnale verde della partenza e chiedeva l’intervento di ben sei agenti della Polfer, distolti forse da questioni più importanti, che a fronte di nessuna ipotesi di reato ma di un contraddittorio interno all'azienda, si sono limitati ad identificare i presenti. Una circostanza che comunque si può immaginare non abbia lasciato tranquillo e indifferente il macchinista.

Alla fine il treno è partito con circa 30 minuti di ritardo e con il macchinista - che si è rifiutato di essere distolto e demansionato senza adeguato ordine - regolarmente al suo posto.

 

I perché. In attesa degli eventuali sviluppi in termini di contestazione verso il lavoratore o di prese di posizione da parte dei vertici di Trenitalia, resta da capire il perché di simili azioni, restano i ritardi accumulati, il disservizio, l’atteggiamento preoccupante di una grande azienda contro un lavoratore, l’arroganza del potere di chi si prende il diritto di agire senza le procedure previste da contratto, che regolano il rapporto tra le parti proprio in caso di questioni controverse.

Resta il cattivo servizio dei treni Intercity diventati, ancor di più dopo l’ultimo contratto di servizio del 2017, la cenerentola dei binari, sospesi in un limbo tra trasporto regionale e Alta Velocita’, con  ritardi e disservizi comunque pagati profumatamente dallo Stato e dai biglietti dei cittadini.

Magari i dirigenti di Trenitalia - compreso lo zelante dirigente datore di lavoro del nostro macchinista - dovrebbero su questo concentrare le proprie energie e risorse, su questo può puntare la sua attenzione il Ministro Toninelli, la cui propensione all’efficienza e alla riduzione degli sprechi sembra confermata anche dalla decisione sul famoso airbus di Renzi.

 

A questo punto della storia, senza dietrologie, è giusto ricordare che il macchinista oggetto di tale controversa questione, che ha chiesto proprio all’Ad Iacono “di essere tutelato da comportamenti così atipici del dirigente, da me percepiti come molto aggressivi e discriminatori”, è un lavoratore da sempre impegnato come Rls e protagonista, insieme ad altri compagni di lavoro, di importanti battaglie sulla sicurezza sul lavoro e sui diritti dei lavoratori, forse un lavoratore scomodo quando i padroni vogliono fare il bello e cattivo tempo.

 

Dagli Rls arriva subito la solidarietà al macchinista, con l’intervento del ferroviere Giuseppe Grillo, per gli amici Peppone, che scrive a Toninelli, inoltrando la lettera del macchinista ferroviere e aggiungendo alcune considerazioni.

Certo non sarà la prima volta che Toninelli riceve una mail da Grillo, ma questa volta non si tratta del comico pensatore creatore del Movimento 5 stelle, ma dell’”anziano” Lavoratore/Ferroviere/Macchinista/RLS” che si dice “quasi stordito leggendo la suddetta lettera”.

Sig. Ministro, - scrive Grillo - la domanda che come Cittadino pongo a Lei è: può un Dirigente di un’Impresa Ferroviaria, sia pubblica che privata, decidere se un treno possa (debba?) partire in orario o in ritardo? Può un Dirigente di un’Impresa Ferroviaria, sia pubblica che privata, decidere con il proprio comportamento di “sequestrare” una parte del tempo a disposizione dei Cittadini viaggiatori nella fattispecie? E’ troppo grave quello che è successo. I Lavoratori hanno una Dignità e questa non può essere calpestata dal comportamento del tutto “anomalo” di un Dirigente aziendale. Si è voluto colpire il Macchinista Ferroviere ed RLS, per la sua storia personale di “Resistenza” in azienda?”.

 

Le domande e l’indignazione del nostro Grillo mostrano chiaramente come questo episodio sia un campanello d’allarme non solo per le conseguenze sul protagonista, ma anche su cosa siano diventati il lavoro, i diritti, l’agibilità sindacale e la dignità dei lavoratori in questi anni.

Anni in cui le leggi sul mercato del lavoro sono state rivisitate e riscritte come se fosse sempre più mercato e sempre meno lavoro; anni di diritti negati, basti pensare alla cancellazione dell’Art. 18 dello statuto dei lavoratori; e poi la deriva del precariato e della ricattabilità perché il lavoro non c’è, allora il lavoro non è un diritto e anzi quel po’ di diritto che ho lo baratto con il lavoro.

Anni in cui tutte le forze politiche si sono affannate nel voler mettere sullo stesso piano lavoratori e padroni, senza considerare che professare l’equidistanza tra due soggetti tra i quali uno è più forte dell’altro significa senza dubbio stare dalla parte del più forte.

E la storia che abbiamo riportato ci sembra il frutto di questi anni e ci sembra una storia di Diritti Distorti.

 

 

Alessandra Valentini

 

 

26-7-18