Sabato 21 Ottobre 2017
Crisi e manovra finanziaria: smettetela di prenderci in giro! PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Domenica 06 Giugno 2010 18:11

Di Stefano Giusti* - "Dal Pil all’export, andiamo meglio degli altri. Il governo fa la sua parte”. 10 Aprile 2010: il Premier all’Assemblea di Confindustria...

“Per tanto tempo siamo stati la pecora nera. Vedere oggi che l'Italia è vicina alla Germania e molto meglio di altri Paesi è una cosa che ci sembra positiva e che come governo Berlusconi ci riempie di orgoglio”. 25 aprile 2010: il Ministro dell'economia Giulio Tremonti al fondo Monetario Internazionale.
Nell’ininterrotto bla bla quotidiano del Premier e dei suoi Ministri, si è persa ormai ogni misura della vergogna rispetto alle ottimistiche dichiarazioni rilasciate in ogni occasione pubblica e puntualmente smentite da una manovra finanziaria che assesta l’ennesimo durissimo colpo alle già provate finanze dei lavoratori e che, intervenendo con il blocco degli stipendi del pubblico impiego, la rimodulazione delle finestre di uscita per il pensionamento insieme a tagli chirurgici su servizi pubblici e scuola, apre di fatto la strada a un’ennesima stagione di sacrifici a senso unico e a un’ulteriore aumento della disoccupazione e perdita di valore dei salari, non essendoci infatti nella manovra nessun provvedimento teso a invertire questa tendenza restituendo potere d’acquisto o stimolando il mercato a creare posti di lavoro invece che distruggerli. 
D’altronde per capire la reale gravità della situazione non serviva una laurea in economia o un ruolo da Ministro: bastava guardarsi intorno per certificare la disastrosa condizione in cui versa il mondo del lavoro, ridotto ormai a un far west dove tutto è possibile e che sul piano dei diritti sembra essere tornato a tempi che speravamo cancellati. Tutto questo mentre speculatori ed evasori continuano ad arricchirsi,  premiati da scudi fiscali che consentono allegri rientri di capitali indebitamente esportati all’estero e senza che in nessuna finanziaria si parli mai di una tassazione sulle rendite o si attuino reali meccanismi di lotta ad evasione e corruzione, gigantesche piovre che sottraggono al nostro bilancio, secondo una stima della Banca Mondiale, intorno ai 300 miliardi di euro, circa 20 volte la manovra finanziaria appena varata.
Ad aprile 2010 (dati Istat) il tasso di disoccupazione è salito all'8,9% il livello più alto dal 2001.
Il numero delle persone in cerca di occupazione arrivato a 2 milioni 220 mila unità, in crescita dell’1% (+21 mila unità) su base mensile e del 20,1 per cento (+372 mila unità) su base annua.
Nello stesso periodo continua a crescere il tasso di disoccupazione tra i giovani: quasi il 30% è senza lavoro. Sono dati gravissimi, un bollettino di guerra in costante aumento tutti i mesi, a cui vanno aggiunti i costi in termini sociali per la disgregazione conseguente alla perdita del lavoro o all’impossibilità di trovarlo. Giovani che non riescono ad avere un impiego dignitoso e che non possono progettare nessun futuro; lavoratori maturi che dall’oggi al domani si trovano fuori dalle aziende con scarse possibilità di rientrare e pochissimi accessi agli ammortizzatori sociali, con famiglie e oneri sulle spalle. In quest’ambito infatti non va mai dimenticato che in Italia gli ammortizzatori sociali coprono solo il 30% dei disoccupati e che rispetto all’Europa, l’Italia è agli ultimi posti assieme a Grecia e Bulgaria. Sempre secondo i dati comparati (che in Italia vengono sbandierati solo quando fa comodo), abbiamo i salari tra i più bassi nella classifica dei Paesi Ocse. In classifica figuriamo al 23/o posto, dietro non solo a paesi come Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito, ma anche ad altri paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Irlanda e Spagna. A conti fatti, guadagniamo il 16,5% in meno rispetto alla media dei 30 Paesi che fanno parte dell’Ocse.
Il salario medio annuale di un lavoratore in Italia è di 22.027 dollari, contro i 26.395 della media Ocse, i 28.454 dell’Unione Europea a 15 e i 25.253 della U.E. a 19 paesi. Questa classifica riguarda il salario netto annuale medio di un lavoratore calcolato in dollari e a parità di potere d’acquisto. Non ce lo impone l’Europa di avere salari così bassi, così come non ci impone di essere agli ultimi posti in materia di servizi sociali e assistenza a famiglie, disoccupati e lavoratori a basso reddito. 
Di fronte a questo sfascio sociale continuano a mancare risposte credibili da parte di un governo attento solo a curare gli interessi di casta e che oltre a non predisporre nessun intervento in merito continua a destrutturare e depotenziare i diritti  di chi lavora.
La recente legge sul lavoro che il Presidente Napolitano ha rimandato alle camere continua a riservare sorprese e rischia di tornare alla firma addirittura peggiorata. Tra le varie modifiche che Camera e Senato dovranno esaminare, ce n’è una che lascia veramente allibiti (ammesso che ancora si riesca a provare sgomento). Tramite un sottile sofisma giuridico si sta tentando di riesumare  una norma che era stata abolita nel 1966, e cioè quella dell’efficacia del “licenziamento orale”. Il tentativo è molto subdolo: il licenziamento non comunicato per iscritto resta una procedura inefficace ma, nel nuovo collegato lavoro è prevista una norma che prevede come la procedura dell’impugnativa, fino ad oggi limitata ai licenziamenti efficaci (quelli cioè comunicati per iscritto)  venga estesa anche per i licenziamenti inefficaci come quelli orali, che di fatto rientrerebbero nella categoria dei provvedimenti impugnabili e quindi considerati validi.  Il tutto mentre il ministro del Lavoro vaneggia la possibilità di trasformare lo Statuto dei Lavoratori in Statuto dei Lavori, portando a compimento finale quell’opera di destrutturazione e frantumazione del mondo del lavoro che ha elevato la precarietà e l’insicurezza a sistema strutturale, riducendo la figura del lavoratore a un elemento individuale, sempre più debole e meno garantito e di conseguenza soggetto a tutte le pressioni e le storture (non ultime quelle contrattuali) che abbiamo sperimentato in questi anni sulla nostra pelle.
Ancora Giulio Tremonti, durante una conferenza stampa, rispondendo a una domanda relativa  all'allarme occupazione lanciato da Draghi ebbe a dire: “Il governo ha da tempo gestito nei termini che poteva e doveva il problema dell’occupazione. Noi siamo convinti di aver visto per tempo i fenomeni e di averli gestiti nel modo migliore”. 
Di fronte a tutto lo scempio quotidiano che vediamo nel mondo del lavoro, viene da fare un solo commento: per favore smettetela di prenderci in  giro!

*Sociologo, Consigliere Nazionale dell’ass.ne Atdal Over 40, che si  occupa della disoccupazione in età matura. Autore del saggio “Non ho l’età” una ricerca sul fenomeno stesso.

7-6-10