Mercoledì 13 Dicembre 2017
Fiat licenzia delegato Fiom: "mi sento una pulce contro un carro armato" PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 13 Luglio 2010 17:55

Prima dello Statuto dei Lavoratori la Costituzione si fermava fuori ai cancelli delle fabbriche, oggi succede la stessa cosa...

La Fiat ha licenziato un delegato sindacale della Fiom di Mirafiori, Pino Capozzi di 36 anni, per le opinioni espresse e divulgate utilizzando la mail aziendale alla vigilia del referendum di Pomigliano: un attacco frontale alla libertà di parola e di opinione, nonché alla possibilità di svolgere in modo sereno l’attività sindacale.Sulla vicenda di Pomigliano, visto che c’è anche stato un referendum, dovrebbe essere più che lecito esprimere un’opinione, poiché si tratta di una vicenda che riguarda il lavoro in Fiat e l’attività sindacale della Fiom. Ancora una volta ci si trova davanti all’uso del licenziamento come gesto intimidatorio verso tutti i lavoratori. La prima risposta della Fiom è stata la proclamazione di 4 ore di sciopero per il 16 luglio. “Chiediamo alla Fiat di ritirare i licenziamenti ed i provvedimenti di sospensione e di rispettare gli accordi aziendali in vigore nel Gruppo stipulati unitariamente per la tutela del salario ed il controllo sulla organizzazione del lavoro”, affermano i metalmeccanici della Cgil. “La Fiat - prosegue la nota Fiom - considera inaccettabile che i delegati possano informare i lavoratori e contestino con lo sciopero gli aumenti dei carichi di lavoro, a Melfi in contemporanea al ricorso alla Cassa integrazione, al di fuori delle regole e degli accordi sindacali in vigore. Se qualcuno avesse ancora dubbi, Pomigliano non è un caso isolato”. Capozzi non si spiega questo provvedimento: "ho solo voluto sensibilizzare i colleghi sul referendum di Pomigliano, non certo diffamare l'azienda. Mi sono limitato a inoltrare quel documento a circa 40 colleghi del mio gruppo di lavoro - racconta - ma il testo della lettera è pubblico, l'avevamo persino attaccata in bacheca. Ora l'azienda contesta le poche righe di presentazione che ho aggiunto io, in cui scrivevo che la situazione dei colleghi di Pomigliano era chiara anche al di fuori del nostro Paese, affermavo che solo la Fiom ha avuto il coraggio di dire no a quell'accordo e aggiungevo che la necessità di lavorare non equivale a essere sottomessi".
Pino ha ricevuto gesti di solidarietà ma, dice "adesso c'è un clima di paura. Sono una persona moderata non ho diffamato l'azienda: la Fiat è "grande" - prosegue - non solo come dimensioni, e non mi aspettavo un trattamento simile, perchè credo nella libertà di espressione. Mi sento - conclude Capozzi - come una pulce che va in guerra contro un carro armato.
Una storia di diritti negati e calpestati su cui riflettere e che dovrebbe far insorgere tutti i lavoratori, di ogni categoria e sindacato, tutti i cittadini liberi, tutti coloro che, giustamente, si battono contro la “legge bavaglio”, poiché non si può accettare che i primi a subire il bavaglio siano i lavoratori. E comunqe tra la pulce e il carro armato, noi siamo con la pulce.

Alessandra Valentini


13-7-10