Sabato 21 Ottobre 2017
Lavori…in corso PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 03 Settembre 2010 06:21

Di Stefano Giusti - Ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, i dati periodici Istat sull’occupazione non lasciano presagire nulla di buono per la ripresa autunnale. Se da una parte è vero che il dato sulla disoccupazione, sempre in crescita negli ultimi mesi,  ha mostrato un rallentamento attestandosi all’8,4%, dall’altra si evince che questo rallentamento è dato non dall'aumento degli occupati, quanto da quello (+76.000 persone) degli inattivi, il valore più alto dal gennaio 2004...

Già in un altro articolo (vedi il link www.dirittidistorti.it/articoli/13-societa/294-gli-inattivi-oil-lavoratore-inesistente-.html) ci siamo occupati del fenomeno degli inattivi, di come questa massa comprenda persone che non cercano lavoro ma che per strane metodologie semantiche  non vengono conteggiate tra i disoccupati. Ribadiamo ancora che, al di là delle analisi sociologiche sul fenomeno, sarebbe il momento di riflettere sul perché queste persone non cercano più lavoro e magari anche sulle anomalie di un mercato che, tramite i canali istituzionali (Centri per l’Impiego, Agenzie per il Lavoro, inserzioni etc..), non riesce a ricollocare e che rimane ancora legato quasi totalmente alla conoscenza o peggio alla raccomandazione. Ma non è questo l’unico dato allarmante che è emerso in questi giorni sul tema del lavoro. Lasciano veramente senza parole le dichiarazioni del Ministro Tremonti che davanti alla platea del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini ha candidamente dichiarato che “robe come la 626 (la legge sulla sicurezza sul lavoro) sono un lusso che non possiamo permetterci. Sono l’Unione europea e l’Italia che si devono adeguare al mondo”. A quale mondo si riferisca ce lo possiamo immaginare, quello teorizzato da Marchionne e altri brillanti e superpagati manager di Stato, che auspicano un ritorno alla fabbrica dell’800, quella in cui diritti e sicurezza erano elementi sconosciuti e inapplicabili. Al Ministro Tremonti bisognerebbe ricordare che nel solo mese di Agosto, mese solitamente a basso regime lavorativo, ci sono stati 23 morti sul lavoro e che dall’inizio dell’anno, secondo i dati Anmil (Ass.ne Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro) al 1° agosto si contavano già quasi 300 morti sul lavoro, di cui la maggior parte nel settore Edile. Forse i criteri sulla applicazione delle norme di sicurezza andrebbero effettivamente rivisti ma in un senso contrario a quello teorizzato da Tremonti, per una loro maggiore applicabilità e per un più rigoroso controllo, perché di lavoro si continua a morire troppo, che piaccia o no al fantasioso ministro finanziario. Per non essere da meno del suo collega anche il Ministro Sacconi ha voluto regalare perle di saggezza parlando dello Statuto dei Lavoratori come di una serie di “vincoli che hanno ingabbiato il Paese nella scarsa crescita”. Complice l’estate e la voglia di ferie, è passata abbastanza sotto silenzio la notizia del 30 luglio scorso, data in  cui il Ministro Sacconi ha ricevuto la delega dal Consiglio dei Ministri per presentare al Parlamento un disegno di Legge per un nuovo Statuto dei lavoratori (o dei Lavori come ha più volte ipotizzato Sacconi).  Si parla di “Disegno di legge delega che il Governo presenterà  in Parlamento, e che costituirà la rinnovata cornice dei diritti inderogabili di legge entro la quale le tutele potranno trovare una modulazione più moderna”.
In attesa di verificare le proposte di Sacconi quando verranno presentate in Parlamento, conoscendo i promotori di questo ennesimo attacco al diritto di chi lavora, non si fa molta fatica a immaginare in quale direzione andrà questa “nuova cornice”. Tanto per farsi qualche idea giova ricordare quali sono alcune delle deroghe che Marchionne, protagonista di varie performance estive,   vorrebbe applicare al contratto dei Metalmeccanici nella “nuova e moderna” fabbrica da lui teorizzata. Tra i vari punti presentati brillano quello sulla nuova normativa per la malattia, che non prevederebbe il pagamento per i primi tre giorni; quello sulla riduzione delle ore di riposo al cambio turno, dalle attuali 11 a 8 (stiamo parlando di catena di montaggio e lavori usuranti) e anche la possibilità di abolire la mezz’ora di pausa mensa (già spostata a fine turno) che può essere arbitrariamente trasformata in mezz’ora di straordinario. In attesa che l’opposizione, con qualunque programma e in qualunque maniera si voglia presentare, rammenti in questo momento  l’importanza e la centralità delle politiche del lavoro e del reddito e ne faccia il centro nevralgico del suo programma, a degna chiusura di questo sconfortante panorama citiamo gli  ultimi dati della “Relazione generale del Ministero dell’Economia sulla situazione del Paese” secondo cui l’Italia nella U.E. a 15 è il fanalino di coda per la spesa sociale investendo l’1,2% del Pil contro il 2,1 della media europea. Insomma mentre da una parte si toglie e si piccona il diritto delle fasce di lavoratori  più deboli, dall’altra si spende sempre meno per attivare quei meccanismi di aiuto a famiglie e disoccupati che stentano sempre più ad arrivare alla fine del mese. Non si prospetta un autunno facile, ma che sia almeno il punto di partenza per tornare a proporre con decisione una nuova stagione di diritti  per tutti.


Stefano Giusti,  Sociologo, Consigliere Nazionale dell’ass.ne Atdal Over 40, che si  occupa della disoccupazione in età matura


3-9-10