Martedì 22 Maggio 2018
Contratto nazionale addio! Disdetta di Federmeccanica ma la Fiom non ci sta PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Mercoledì 08 Settembre 2010 08:49

Di Valentina Valentini - Prima ci ha pensato Confindustria a cambiare le regole contrattuali con l’accordo di Cisl e Uil, poi è arrivato il momento della Fiat e di Marchionne di chiedere più deroghe al contratto nazionale...

Tutti a volere più flessibilità per le aziende che, tradotto, vuol dire meno diritti e meno tutele per i lavoratori, quei diritti e quelle tutele garantite da un contratto nazionale che la  Federmeccanica ha deciso di disdire “allo scopo di garantire la migliore tutela delle aziende”. Le imprese chiedono la possibilità di “definire intese modificative del contratto nazionale” in caso di situazioni di crisi, sviluppo economico ed occupazionale. Ma visto che queste situazioni sono all’ordine del giorno si rischia di avere lavoratori sotto ricatto, costretti ad accettare ogni condizione per avere un posto di lavoro sempre meno garantito. Non solo, Federmeccanica ritiene “necessario” un adeguamento delle relazioni industriali alla domanda di maggiore “flessibilità che proviene dalle imprese per consentire loro una migliore tenuta rispetto all'urto della competizione globale” e ritiene “urgente” una nuova regolamentazione della rappresentanza sindacale. Un ulteriore tentativo di limitare gli spazi di manovra ed il potere contrattuale del sindacato, ultimo baluardo per i lavoratori che chiedono dignità e rispetto da parte dei datori di lavoro, sempre più veri “padroni”. Sono queste le intenzioni emerse dalla riunione del direttivo di Federmeccanica che, oltre alla decisione di dare la disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici dal 2012, ha anche dato mandato alle sue delegazioni di proseguire il lavoro sulle deroghe e di avviare una discussione per definire norme specifiche per il comparto dell'auto.
“Un atto politico preciso, grave ed irresponsabile” quello di Federmeccanica per il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, “uno strappo alle regole democratiche del nostro paese”. Le tute blu si preparano ad una reazione decisa per far rispettare il contratto,  “l’epoca delle parole è finita, adesso si deve passare ai fatti con il massimo del rigore e dell'intransigenza nella mobilitazione”, sostiene Giorgio Cremaschi. “Nel comitato centrale discuteremo tutte le iniziative necessarie, valuteremo gli strumenti legali, organizzeremo una campagna di discussione tra tutti i lavoratori, ci batteremo anche nelle fabbriche, e la manifestazione del 16 ottobre per la difesa dei diritti assumerà ulteriore importanza” assicura Landini che attacca: “la disdetta di Federmeccanica è una dichiarazione di guerra a tutti i lavoratori metalmeccanici, perché si vuol far saltare il loro contratto nazionale lasciandoli privi di qualsiasi strumento di contrattazione, secondo il presupposto inaccettabile che le industrie possano funzionare ed essere competitive solo cancellando i loro diritti fondamentali”. Questa è la teoria del Lingotto, secondo il segretario Fiom che parla di un diktat di Marchionne, “l’accelerazione di Federmeccanica nasce da un ultimatum della Fiat dopo la vicenda di Pomigliano. Ma se c’è un sindacato che firma gli accordi per la produttività e la competitività, e senza bisogno di deroghe al contratto, quello è la Fiom. Sfido le aziende metalmeccaniche a dimostrare il contrario”. Landini poi non risparmia critiche a Uil e Cisl, “chi ha dato loro il mandato per cancellare il contratto nazionale?” e sottolinea la gravità della posizione di Federmeccanica che rischia di essere un pericoloso precedente. “La questione non riguarda solo i lavoratori metalmeccanici – chiarisce Landini - Se la derogabilità diventa la regola, allora è chiaro che i contratti nazionali non esistono più. Un vero disastro per i lavoratori, ma anche per le imprese, che perderebbero un pungolo industriale verso la ricerca, la qualità e l’innovazione, e cadrebbero nella competizione al ribasso sul costo del lavoro”.
La disdetta del contratto nazionale è controproducente per tutti anche secondo il leader di Sel Nichi Vendola che ha commentato la decisione di Federmeccanica proprio durante la Festa provinciale della Fiom di Torino: “Un errore che non aiuterà le imprese, che non aiuterà la Fiat nè Marchionne. Marchionne colloca in Italia una battaglia che ha sempre meno a che fare con gli obiettivi di competitività e produttività ma sembra una battaglia di redefinizione degli assetti politici e culturali del paese. Questo dividere i sindacati, usare il bastone e la carota a seconda degli interlocutori e ignorare che perfino da parte della Fiom c'è sempre stata disponibilità a entrare nel merito della discussione sugli obiettivi di innalzamento delle percentuali di produttività e competitività è stato possibile perché c'è un governo che anziché fare l'arbitro è sceso pesantemente in campo prendendo a calci negli stinchi i lavoratori e facendo il tifo per la parte più agguerrita e aggressiva del sistema delle imprese”.

08-09-2010