Domenica 17 Dicembre 2017
Sacconi, Cassandra e la disoccupazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Domenica 03 Ottobre 2010 10:30

Di Stefano Giusti* - Evidentemente ci vuole poco a suscitare l’entusiasmo dell’onorevole Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (quali? Le stiamo ancora aspettando…) Sacconi,...

se a fronte delle ultime rilevazioni sullo stato della disoccupazione, si sente in diritto di ostentare soddisfazione. In Italia infatti nel mese di agosto, per la prima volta da molti mesi a questa parte, il tasso di disoccupazione è sceso all’’8,2%, il livello più basso da settembre 2009, mentre nel mese di Luglio era pari all’8,4%. È bastato questo abbassamento dello 0,2% per far dichiarare all’ineffabile Ministro che "I dati congiunturali sull'occupazione rilevati dall'Istat costituiscono finalmente un inequivoco segnale positivo che nessuna Cassandra potrà contestare". 
Cassandra, personaggio mitologo raccontato da Omero, figlia del Re Priamo, aveva avuto in dono dagli dei il non invadibile privilegio di prevedere eventi nefasti. Capiamo bene che per il Ministro la disoccupazione sia un evento nefasto di cui meno si parla e meglio è, e che dia fastidio che qualcuno canti fuori dal coro, ma come al solito è il caso di commentare le notizie per intero e non solo per la parte che fa al proprio comodo.
La stessa Istat infatti avverte che “la flessione del tasso è favorita dall’aumento dell’inattività, in special modo di quella femminile". Per la precisione Il numero di inattivi ad agosto 2010 è aumentato dello 0,3% rispetto a luglio e dell’1,1% rispetto ad agosto 2009. Le donne inattive aumentano dello 0,4%, facendo risaltare ancora di più l’esistenza, oltre che delle normali difficoltà comuni a tutti i disoccupati, anche di specifiche difficoltà di genere per le donne, quando si tratta di entrare o peggio rientrare nel mondo del lavoro. Insomma più che un abbassamento del livello di disoccupazione c’è stato un travaso dalla categoria dei senza lavoro a quella degli inattivi. Un po’ come se in bollettino di guerra dicessimo  “evviva, ci sono meno feriti perché aumentano i morti…”
Ricordiamo sempre che per l’Istat gli inattivi sono coloro che non effettuano nessuna azione di ricerca di lavoro e che questa categoria non viene conteggiata tra i disoccupati. Se poi per far dispetto al Ministro, volessimo essere ancora più realisti e nel novero della disoccupazione volessimo conteggiare oltre che gli inattivi  anche i lavoratori in Cassa Integrazione, ecco che arriveremmo a una disoccupazione reale che si colloca intorno all’11,5%.  Altro che Cassandra, qui siamo alla tragedia greca.
A tutto questo aggiungiamo poi che in Italia solo il 30% dei disoccupati percepisce un sostegno al reddito e che, secondo Il Rapporto 2008-2009 della Commissione di Indagine sull’Esclusione Sociale, l’Italia presenta una percentuale tra le più alte in Europa di working poor, cioè di persone che pur lavorando vivono in situazioni di povertà per via di stipendi o salari estremamente bassi. Secondo l’indagine infatti, nel nostro Paese il 10% di lavoratori occupati vive al di sotto della soglia di povertà relativa, e per capire il fenomeno basta pensare ai lavoratori dei Call Center con stipendi di 500 euro o  ai ricercatori precari che vivono con assegni che a volte non arrivano agli 800 euro mensili. 

*Sociologo, Consigliere Nazionale dell’ass.ne Atdal Over 40, che si  occupa della disoccupazione in età matura. 


3.10.2010