Lunedì 11 Dicembre 2017
Thyssen/2. Pm: "morti prevedibili e non si fece nulla per impedirle" PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 05 Ottobre 2010 10:36

L'accusa di omicidio doloso «non è frutto di una scelta emotiva o filosofica»: così il pm Raffaele Guariniello ha aperto, questa mattina, la requisitoria al processo per la morte di sette operai Thyssenkrupp nell'incendio del 6 dicembre 2007. Dei sei imputati, l'ad Harald Espenhahn risponde del reato più grave perchè con la sua condotta «ha accettato il rischio» di incidenti mortali. Guariniello ha detto che lo stabilimento di Torino in quel periodo versava in «condizioni di grave abbandono e insicurezza perchè si era deciso che doveva chiudere».,...

Doveva chiudere nel 2005, poi si pensò di andare avanti fino al 2006 per le Olimpiadi invernali, e avanti ancora fino al 2007 con una fabbrica in realtà in dismissione. Il pubblico ministero ha poi spiegato le ragioni per le quali da omicidio colposo l'ipotesi di reato è passata, durante le indagini, a omicidio con dolo eventuale. In particolare ha citato una e-mail interna in cui si stabiliva che gli investimenti per la sicurezza della linea 5 (quella andata a fuoco) sarebbero stati rinviati al trasferimento dell'impianto «from Turin» a Terni. «La leggemmo e rileggemmo: non potevamo credere ai nostri occhi». Espenhahn «ha decretato la morte dello stabilimento di Torino abbandonando gli operai a loro stessi». Gli altri cinque dirigenti imputati rispondono di omicidio colposo con colpa cosciente. «Abbiamo la ferma convinzione», ha detto il procuratore Raffaele Guariniello, che Harald Espenhahn, alto dirigente dell'azienda, «pur rappresentandosi la concreta possibilità di infortuni e incidenti mortali come conseguenze possibili della propria condotta non ha tenuto una condotta che poteva prevenirli. Ha accettato il rischio». «Non è un caso - ha aggiunto - che i lavoratori siano morti a Torino. Non potevano che morire lì, in uno stabilimento che rientrava nella categoria di industrie ad alto rischio ma sprovvisto di certificato antincendio, in stato di grave e crescente insicurezza. Quelle condizioni non dimostrano solo l'omissione dolosa di cautele ma anche che Espenhahn aveva accettato il rischio, che non poteva nutrire alcuna concreta fiducia che gli incendi non si verificassero. Lui aveva decretato la morte dello stabilimento di Torino e aveva abbandonato - ha concluso - lo stabilimento e gli operai a se stessi».
Per il pm Laura Longo quelle della Thyssen erano «morti annunciate, prevedibili. Erano nell'aria e nessuno ha fatto niente per impedirle. Quegli operai - ha aggiunto - avrebbero potuto morire ogni giorno, anche in altri modi, e se non fosse capitato a loro sarebbe capitato ad altri lavoratori». Prossimo alla chiusura, lo stabilimento, ha argomentato il pm, versava «in condizioni di crescente abbandono e insicurezza», sprovvisto del certificato antincendio, con una progressiva «riduzione della manutenzione e della pulizia sulle linee», tanto che «incendi di varie proporzioni erano diventati frequenti».
Nell'aula della Corte d'Assise stanno seguendo i lavori i parenti delle sette vittime e alcune decine di ex compagni di lavoro.


A.V.


5-10-10