Lunedì 11 Dicembre 2017
Progetto In Regola, emersione e legalità per un lavoro sicuro PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Giovedì 15 Ottobre 2009 00:00

Il progetto In Regola, promosso dal Ministero del Lavoro e realizzato dall’Università Link Campus con il contributo dell'IRES (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali) e della ELEA SpA, attraverso la ricerca economico-sociale mette in relazione tre fenomeni caratterizzanti il mondo del lavoro in Italia: diffusione del lavoro sommerso, illegalità e altre forme di irregolarità del tessuto imprenditoriale, sicurezza sul lavoro...


Questi aspetti risultano fortemente correlati fra loro e si rivelano gli ostacoli principali per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese. Basti pensare ai costi altissimi della criminalità che scoraggia gli investimenti a tutto vantaggio dell’“Impresa mafia”, che può contare sull’utilizzo di tecniche intimidatorie che azzerano la concorrenza e sulla possibilità di corruzione per accedere ad appalti pubblici od ottenere altri tipi di vantaggi. Inoltre l’impresa mafiosa vanta una grande disponibilità di fondi derivanti da attività illecite come, ad esempio, le estorsioni (di cui in Italia sono vittime 160mila persone) o l’usura (180mila vittime).
Secondo le stime dell’Istat, in Italia l’economia sommersa rappresenta circa il 19% del Pil, tradotto vuol dire che una cifra che oscilla fra i 240 e i 270 miliardi di euro viene sottratta al sistema fiscale, un’evasione che continua ad aumentare di anno in anno.
Ma l’evasione non è il solo problema, il denaro nero paga lavoro nero. Nel 2005 più di 5.500 lavoratori, il 12% degli occupati nel Paese, hanno svolto la propria attività in modo irregolare. Grazie alle ricerche Istat è possibile fotografare questa vergognosa realtà che riguarda per il 55% lavoratori residenti in Italia, per il 35% posizioni plurime e per il 9% stranieri. Un’irregolarità diffusa che tocca soprattutto i settori dell’agricoltura, dei servizi e delle costruzioni e che è più significativa nel Meridione, dove la maglia nera va alla Regione Calabria, con il 27% di lavoratori irregolari sul totale degli occupati.
Naturalmente essere costretti a lavorare in modo irregolare, se per le aziende rappresenta un grande risparmio, per i lavoratori vuol dire azzeramento dei propri diritti, mancanza di tutele, insicurezza del lavoro e sul lavoro.
Di sicurezza sul lavoro si è molto parlato in questi anni, un tema purtroppo portato al centro dell’attenzione dai numerosi incidenti, molti letali, che la cronaca ci racconta: solo dall’inizio dell’anno ad oggi 831 lavoratori hanno perso la vita. Tragedie da attribuirsi a volte alla fatalità, nella maggior parte dei casi alle pessime condizioni di lavoro e, spiega il rapporto  Ires, “alle diseguaglianze nella tutela della salute sul lavoro dovute alla diseguale ripartizione dei diritti, delle tutele e delle opportunità tra i lavoratoti”. Sono i soggetti più marginali ed isolati ad avere le peggiori condizioni di salute e di sicurezza sul lavoro, i più penalizzati i giovani, le donne, gli stranieri e i lavoratori atipici, per i quali la precarietà del lavoro corrisponde ad una “salute precaria”.
Il progetto In Regola non si limita però a fotografare una situazione in cui illegalità, irregolarità e sicurezza sono problematiche che è impossibile affrontare in modo separato, ma, accanto all’attività di ricerca, promuove quelle di formazione e comunicazione, coinvolgendo i soggetti del mondo del lavoro e attivando iniziative volte a diffondere una cultura dell’etica e della legalità, della sicurezza e dei diritti.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.lavoroinregola.it

Valentina Valentini


11-10-09