Sabato 21 Ottobre 2017
La testimonianza di Anna Vitale, tre anni fa ha perso suo marito in un incidente sul lavoro e ancora attende giustizia PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Giovedì 23 Dicembre 2010 08:02

Anna Vitale ha partecipato al Convegno “Giustizia e Sicurezza” tenuto a Viareggio il 23-24 ottobre scorso, e in questa occasione ha rilasciato una sua testimonianza. La testimonianza di chi attende ancora giustizia, dopo tre anni dalla morte di Giovanni Di Lorenzo. Questo importante documento ci è stato inviato dall’Assemblea 29 giugno e dall’Associazione “Il mondo che vorrei”, che ringraziamo per il loro impegno e per le notizie che ci inviano, e con i quali ci uniamo nel dare la solidarietà alla signora Anna e nel chiedere che il processo per fare giustizia sulla morte di Giovanni sia celebrato al più presto, visto che già troppo tempo è trascorso...

“Mi chiamo Anna ed ero sposata con Giovanni Di Lorenzo, un ragazzo dolcissimo e sempre pronto ad aiutare tutti. Era il 26 luglio in piena estate, mio marito uscì di casa prima delle 07, mi diede due baci quella mattina uno in più per farmi gli auguri per il mio onomastico. Ci saremmo dovuti vedere per l'ora di pranzo. Mi chiamò verso le 10 dicendomi che non sarebbe tornato a pranzo perchè mangiava un panino con i colleghi di lavoro. Mi spiegò, più o meno, il posto dove stava lavorando ma non mi disse che stava alla guida di una ruspa. Mio marito era autista di camion.
Verso mezzogiorno mi chiamò mio padre dicendomi che aveva ricevuto una telefonata il cui contenuto era vago, parlavano di un incidente; io la prima cosa è stata quella di telefonare a mio marito ma niente, era spento. Salii subito in auto pensando al peggio; dopo un quarto d'ora arrivai sul posto. Era una strada di montagna, vidi la ruspa capovolta e tanti carabinieri, nessuno mi fece passare, volevo vedere Giovanni ma dissero che non potevo e non dovevo. In quel momento pensai a Carmen la nostra bambina di due anni, pensai ai nostri progetti, ai suoi sogni e vidi solo il nulla intorno a noi. Sono passati tre anni, fino a poco tempo fa non ne volevo parlare con nessuno, il dolore era ed è ancora tanto. Ora ne voglio parlare affinché storie del genere non accadano più, voglio che un padre di famiglia dopo una giornata di lavoro torni a casa dalla sua famiglia. Non possiamo più farci scivolare questi morti addosso come se fossero dei banali incidenti, non sono morti bianche sono morti rosse, come il sangue che ho visto il giorno dopo dove è morto mio marito. Dopo tre anni ci sono 4 indagati per omicidio colposo, e non capisco perchè bisogna aspettare tanto per avere un po’ di giustizia, e perchè mi devo sentir dire dall'avvocato di non aspettarmi che paghino con la galera … Sono molto scoraggiata anche perchè le udienze vengono sempre rinviate, e quella ditta continua a lavorare ed è brutto incontrarla per strada, mi fa molto male …”.


23-12-10