Mercoledì 18 Ottobre 2017
Il cuore degli operai Vinyls... PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Domenica 26 Dicembre 2010 08:27

Di Tino Tellini - E' passato più di un anno da quando è iniziata la nostra lotta sulla Torre Aragonese di Porto Torres e all'Isola dell'Asinara, oramai nota come l'isola dei Cassintegrati. Forse per la prima volta si vede uno spiraglio di luce. Un fondo svizzero ha presentato un piano industriale che dovrebbe rilevare tutte le nostre produzioni di pvc in Italia e rilanciare il comparto, con la benedizione dell'ENI e del Ministero Attività Produttive...

Una cosa davvero strana per un Paese che rinuncia in proprio ad avere una politica industriale e demanda a società straniere il controllo di produzioni strategiche come quelle delle plastiche. Una cosa ancor più strana perché l'offerta svizzera conferma un dato di fatto che in questi mesi abbiamo gridato ai 4 venti:potevamo competere nel mercato,ed infatti senza i nostri impianti in marcia il prezzo del pvc, la plastica più diffusa del mondo, è aumentato di molto, specie nella nostra Penisola. Abbiamo, e lo diciamo con orgoglio, dimostrato al Paese che un manipolo di operai, con la loro lotta stanno impedendo la chiusura di un' importante fabbrica, nonché di un importante settore dell'economia e della chimica italiana. Possiamo tranquillamente affermare che se non ci fossimo mossi in questo modo, con questa ostinata testardaggine intelligente, con la prima protesta mediatica del nuovo millennio, saremo stati irrimediabilmente chiusi e la nostra vicenda,come tantissime altre, sarebbe caduta nel più completo dimenticatoio. Ma perché abbiamo sfondato il muro dell'indifferenza? I motivi sono molto semplici : innanzitutto l'originalità della protesta, l'auto reclusione in carcere e nella torre, ma anche per l'utilizzo di mezzi moderni della comunicazione (web-facebook-blog) unita ad un linguaggio semplice, efficace ed immediato. In un mondo sempre più sofisticato la semplicità, la spontaneità diventano incredibilmente elementi straordinari. Sembra una contraddizione,ma è così ,è proprio così che è andata. Poi avere riempito di simboli la lotta: il 1 maggio all'Asinara con migliaia di partecipanti, l'occupazione di Porto Cervo, regno mondiale dell'opulenza, le tanti croci nel prato della Torre Aragonese, a testimoniare la morte del lavoro, la partecipazione a tante trasmissioni televisive dove abbiamo tenuto testa, senza un linguaggio volgare, ai più navigati politici, il nostro diario quotidiano, lettissimo sulla stampa e nel nostro cliccatissimo blog. E poi ancora avere affidato una parte della comunicazione all'esterno, a giovani su cui colpevolmente il nostro Paese non investe, che si sono appassionati da subito alla nostra vertenza, che si sono sentiti responsabilizzati, ed hanno dimostrato in pieno il loro talento. Insomma, una miscela di elementi micidiale, unita ad una rapidità di movimento, ad una scelta di tempo che finora ha avuto pochi eguali. La gente ha capito che ci stavamo battendo, che ci stiamo battendo, non solo per il nostro posto di lavoro, ma idealmente per quello di tutti, per un diritto negato a milioni di persone. Ecco perché in tantissimi hanno tifato per noi, ecco perché anche i bambini, con i loro disegni che ci hanno dedicato (e fatto commuovere), hanno compreso il pieno il nostro messaggio. Un messaggio di chi non vuole arrendersi, di chi non vuole chinare la testa, di ribellione ad un sistema che tratta l'uomo come un numero, il lavoro come un mezzo e non un fine. E' stata la nostra, comunque vada a finire, un'esperienza, nella disperazione e nella sofferenza, comunque esaltante, che ci ha fatto conoscere persone straordinarie,come i nostri colleghi Vinyls di Porto Marghera, che hanno trascorso notti al ghiaccio a 160 metri di altezza. Un'esperienza che non dimenticheremo mai, un'esperienza che ha visto tanti ragazzi trasformarsi in questi mesi in veri uomini. Non so se vinceremo questa battaglia, almeno ci abbiamo provato, e di questi tempi è già abbastanza.

 

26-12-10