Lunedì 21 Agosto 2017
Dossier Caritas/Migrantes. Immigrati: l'Italia sorpassa la Gran Bretagna PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Mercoledì 28 Ottobre 2009 16:15

Sono 4,5 milioni gli stranieri secondo la Caritas che contribuiscono al 10% del Pil.
Il 2008 è stato il primo anno in cui l'Italia, per incidenza di stranieri sul totale della popolazione, si è collocata al di sopra della media europea. Sebbene ancora lontano da Germania e Spagna, il Belpaese ha superato la Gran Bretagna con 4,5 milioni di presenze. Ad annunciarlo nel consueto appuntamento annuale è Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Questo è uno dei record dell'Italia di questi tempi e, nonostante l'immigrazione sia usata come spot in negativo per le campagne elettorali, è una bella notizia....

Appunti dal Paese reale
Gli immigrati contribuiscono per circa il 10% al Prodotto interno lordo del nostro Paese (dati Unioncamere), versano in tasse più di quanto ricevano in servizi e quasi un milione di questo “esercito di braccia senza diritto di voto” è iscritto al sindacato. Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno tra i loro iscritti cittadini immigrati: ciò dimostra quanto stia crescendo la consapevolezza dei diritti, di un lavoro sicuro in tutte le sue accezioni anche tra questi cittadini di serie B. Un milione sono poi le donne immigrate che si prendono cura delle nostre famiglie.
La recente regolarizzazione di settembre 2009 (che pure non ha evaso tutte le domande di assunzione di lavoratori non comunitari come collaboratori familiari o badanti) ha portato nelle casse dello Stato 154 milioni di euro di contributi arretrati e marche e, nel periodo 2010-2012, farà entrare nelle casse dell'Inps 1,3 miliardi di euro supplementari. Anche gli immigrati imprenditori portano ricchezza all'Italia: si contano 187.466 cittadini stranieri titolari di impresa che danno lavoro anche a diversi dipendenti (circa 200mila secondo la Fondazione Ethnoland).

Riflettori sugli sbarchi
Inoltre, tutta l'ossessiva attenzione per le nostre coste si è dimostrata essere strumentale al Pacchetto sicurezza (legge 94/2009), a una certa politica della paura: gli sbarchi, cifre alla mano, non sono neanche l'1% del fenomeno. Ma l'attenzione mediatica e politica si è concentrata su questo aspetto marginale. Secondo i dati del Dossier Caritas/Migrantes il rapporto tra allontanati e intercettati è di 34 ogni 100 (il più basso dal 2004). Anche l'equazione immigrati-delinquenti risulta fuorviante, anzi ha il solo scopo di dare agli italiani un'immagine distorta di queste persone. Rispetto ai primi anni 90 il livello di denunce penali nel nostro Paese è rimasto lo stesso.
Per la vecchia Italia l'immigrazione è anche una ricchezza demografica: l'età media degli stranieri è di 31 anni, contro i 43 degli italiani. Tra i migranti gli ultra 65enni sono solo il 2%. Gli alunni stranieri poi sono il 7%, ma lo sono per modo di dire perché 4 su 10 (il 37%) sono nati in Italia, parlano italiano e dialetti regionali e si considerano italiani. Manca loro la cittadinanza formale. Anche se nelle università italiane la presenza è ridotta, sono quasi 6mila i laureati stranieri del 2007, probabilmente la maggior parte di loro ritornerà nel Paese d'origine a spendere le conoscenze maturate.
Non è tutto positivo: c'è tanto da fare in merito all'integrazione (le violenze e le discriminazioni ai danni di stranieri (migliaia le segnalazioni all'Unar- Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali); ci vuole molto impegno e conoscenza nello smontare le paure legate alla presunta “invasione islamica” perché oltre la metà degli immigrati è cristiana, i musulmani sono un terzo, le religioni delle tradizioni orientali meno di un decimo, poi seguono gli altri culti in misura più ridotta. E se lo dicono i vescovi cattolici c'è da crederci.

Antonella De Biasi

28-10-09