Martedì 12 Dicembre 2017
1 maggio: la festa di quale lavoro? PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Mercoledì 27 Aprile 2011 09:41

Di Stefano Giusti - Come ogni anno il 1° maggio si celebra quella che dovrebbe essere la Festa del Lavoro e dei lavoratori. Viene da chiedersi di quale lavoro si stia parlando visto che i disoccupati sono oltre due milioni, a cui vanno aggiunti gli inattivi (oltre un milione) e i cassaintegrati (oltre 600mila) che tutti insieme potrebbero celebrare la festa del non-lavoro

Ma anche chi un lavoro ce l’ha e lo mantiene faticosamente, non è che abbia molto da rallegrarsi. Secondo il Rapporto Taxing Wages dell'Ocse, le paghe dei lavoratori  italiani sono tra le più basse d’Europa. Nella graduatoria salariale il nostro paese si colloca  al ventitreesimo posto, con stipendi inferiori del 16,5% rispetto alla media dei 30 Paesi che fanno parte dell'Ocse. L'Italia è sotto la media sia per i salari lordi che per quelli netti, e anche restringendo il campo ai soli paesi UE siamo sempre in presenza di retribuzioni inadeguate. La prima conseguenza di questo fenomeno è stata la crescita dei cosiddetti  working poor, cioè i “lavoratori poveri”, coloro che hanno lo stipendio ma non arrivano a fine mese (e non certo per la tendenza a spendere più del dovuto…).  Sono oltre un milione, specialmente donne e giovani alle prese con  lavori sottopagati,  che pur percependo un reddito vivono sotto la soglia minima di sussistenza.
Altra faccia del variegato mondo del lavoro italiano è quella dei  precari, categoria sfuggente a classificazioni e censimenti definiti, che l’ultimo studio della Cgia di Mestre quantifica in circa 4 milioni. Lavoratori dal domani indefinito, appesi a fantasiose formule contrattuali e sottoposti a continue restrizioni dei diritti. Non è difficile immaginare quali siano le categorie più presenti in questa fascia sociale: giovani e donne a cui i contratti a tempo e le collaborazioni sono diventati la tipologie contrattuale più offerte. I precari, oltre ad essere la prima categoria a rischio espulsione dal mercato del lavoro, sono anche penalizzati dal punto di vista retributivo. In media il loro stipendio mensile è di 1.068 euro,  inferiore del 25% (280 euro circa) rispetto a un lavoratore a tempo indeterminato che svolge lo stesso compito. Nel 2010 due nuovi assunti su 5 erano precari, con contratti flessibili e in tutto hanno rappresentato il 43% sul totale delle assunzioni.
E cosa dire del fenomeno degli stagisti, altra particolare tipologia di lavoratore non-lavoratore sempre più presente nelle aziende italiane? Il rapporto Excelsior-Unioncamere della scorsa estate registra l’attivazione di circa 320.000 stage nel settore privato, un dato in aumento del 5,5% rispetto all’anno precedente. Nato come strumento per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro, è stato utilizzato per sostituire  lavoratori stipendiati con lavoratori senza retribuzione ma uguali compiti, condannando i giovani al purgatorio di passare da uno stage all’altro quasi sempre senza una reale possibilità di entrata, anche precaria, nel mondo del lavoro.
Poi ci sono i disoccupati  Over 40,  troppo vecchi per lavorare e troppo giovani per la pensione, spesso inghiottiti dal sottobosco del lavoro nero e tagliati fuori dal reimpiego da annunci fuorilegge che pongono assurdi limiti di 35 anni nelle inserzioni.
Infine, non certo per importanza,  nel giorno della festa del lavoro sarebbe il caso di ricordare che in Italia di lavoro si muore, ancora troppo: 1080 vittime e oltre 25.000 invalidi nel 2010. E mentre ad oggi si registra già un incremento quasi del 30% rispetto ai dati dello scorso anno, qualche Ministro ci ricorda che “la legge sulla sicurezza sul lavoro è un lusso che non ci possiamo permettere”. 
Di fronte a tutto questo viene da chiedersi effettivamente quale lavoro si stia festeggiando, se quello che dovrebbe essere uno strumento di coesione e crescita sociale,  oppure quel fattore ormai dominato dal profitto, che crea solo disparità e che invece di unirle mette le generazioni in conflitto, separando con un solco incolmabile chi ha da chi non ha e probabilmente non avrà mai.
Buon Primo Maggio.
 


Stefano Giusti, Sociologo,  Operatore di Placement e Orientamento per l’Università  Roma Tre. Consigliere Nazionale dell’Ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura

 

27-04-2011