Martedì 22 Maggio 2018
Fiat. Pomigliano un anno dopo PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Mercoledì 22 Giugno 2011 10:24

È trascorso un anno esatto dal referendum di Pomigliano, quando vinsero i sì al piano di Marchionne, nonostante il no della Fiom, nonostante la rinuncia dolorosa a diritti e tutele. Dopo un anno rimane incerto il futuro e difficile il presente per gli operai dello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco (Napoli). Incertezze sulla produzione della nuova Panda, mentre «forti preoccupazioni» vengono espresse da Slai cobas per la comunicazione con cui la Fiat annuncia ai sindacati di aver «avviato la procedura di due anni di cassa integrazione speciale a zero ore per cessazione di attività a Pomigliano e riorganizzazione a Nola». Secondo il Sindacato dei Lavoratori Autorganizzati Intercategoriale «nella comunicazione l'azienda confessa la mancanza di un piano di riassorbimento dei lavoratori nella nuova società in quanto le assunzioni sono vincolate ad una ipotetica ed improbabile salita produttiva del modello Nuova Panda in relazione al futuro andamento della crisi economica e del mercato, ed in misura di appena (nel migliore dei casi) il 40% di assunzioni in fabbrica Italia per il 14 luglio 2012. Un 40% di rientri ipotetici e non certi su un organico di oltre 6.000 addetti in Fiat ed Ergom equivale ad appena 2.400 posti di lavoro».
«Abbiamo votato - spiega Luigi, un lavoratore di 30 anni - hanno vinto i sì, ma ancora ci attende la cig. Almeno per altri due anni. E le assunzioni sono poche». Dello stesso avviso Emanuele, attivista dello Slai Cobas, che lo scorso anno ha sbarrato la casella del no al referendum sull'accordo separato tra Fiat e sindacati. «Ad un anno dal Referendum - sottolinea - ce ne attendono altri due di cassa integrazione, con il reale rischio di licenziamenti sia per i lavoratori del Vico che per quelli dell'Ergom, in quanto le assunzioni sono legate all'andamento del mercato. Oggi anche chi ha creduto alle favole dello scorso anno, deve ricredersi». «Le attuali drammaticità del Vico - gli fa eco Luigi Aprea, rsu del sindacato di base - fanno giustizia ai no dei referendum al Vico e a Mirafiori. Non ci resta che battere ancora sul fronte giudiziario, ed il nostro sindacato, oltre alle iniziative già intraprese, ne comincerà altre, anche sul fronte penale». C'è anche chi, invece, è ottimista, come Carmine, 42 anni, che ricorda le aspettative di un anno fa, la decisione di votare sì: «ho votato sì per assicurarmi ancora un lavoro - afferma - e sono certo che prima o poi l'azienda ci richiamerà tutti in fabbrica per firmare il contratto con Fabbrica Italia Pomigliano. Ci sono anche dei colleghi che sostengono di aver visto i prospetti di disegni che ci saranno mostrati per lavorare meglio».

 


A.V.

 

22-6-11