Domenica 17 Dicembre 2017
Vita da concorsista. L’Italia peggiore al Palalottomatica PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Sabato 25 Giugno 2011 05:36

Cambiano i tempi e cambiano anche le categorie sociali. Prima c’erano gli studenti, i lavoratori, i pensionati e i disoccupati, a questi oggi si aggiungono i concorsisti: giovani e meno giovani, molti laureati, tutti precari o disoccupati che si arrabattano fra lavoretti più o meno saltuari e mal pagati. Il resto del tempo, questa nuova specie sociale, la passa fra un concorso e l’altro, studiando pagine e pagine e girando l’Italia in una sorta di viaggio della disperazione, perché tanto si sa, i posti sono talmente pochi e i concorrenti talmente tanti che c’è più probabilità di vincere giocando un “Turista per sempre”. Ecco, io da qualche anno sono ufficialmente una concorsista, per giunta frustrata. Sì perché studiare diritto amministrativo è più noioso che vedere una partita di calcio senza l’audio e l’idea di diventare una dipendente statale neanche mi piace poi tanto. A 18 anni si sogna una vita avventurosa, un lavoro creativo e stimolante, sfide sempre diverse e la vita dell’impiegato ci sembra un po’ triste e ripetitiva e non possiamo fare a meno di pensare al ragionier Fantozzi. Poi però ci si diploma, ci si laurea, si fa pure qualche corso di specializzazione per prolungare la dolce vita da studente e poi, però, si superano i trenta e il lavoro stimolante non c’è (anzi proprio il lavoro non c’è), non avere i soldi per arrivare a fine mese e dover chiedere aiuto a mamma e papà non è poi così avventuroso e, soprattutto, la sicurezza di un posto pubblico non ci sembra più tanto triste.
E così, forza! Pronti per il prossimo concorso!
Con questo spirito sono partita oggi per Roma per partecipare al Concorso come amministrativo al Comune di Pomezia. Luogo della prova preselettiva Palalottomatica, orario ore 13.00, giornata serenissima e assolata, temperatura percepita 33°. Arrivo con ampio anticipo, prevedendo tutti i ritardi dei mezzi pubblici e i possibili imprevisti, ma si sa, la puntualità è sinonimo di serietà e professionalità e i concorsi, come gli esami, si prendono seriamente, si cerca di fare bella figura…così alle 12 il parcheggio del Palalottomatica è già affollatissimo di concorsisti, genitori di concorsisti, figli di concorsisti, supporter di concorsisti….insomma Brunetta si sarebbe spaventato, perché la peggiore Italia c’era tutta! Peccato che al peggio non c’è mai fine e gli organizzatori della prova non mostrano la stessa serietà e ci lasciano aspettare fin quasi alle 14 per cominciare ad entrare, con gli ultimi che varcano i cancelli del Palalottomatica quasi alle 15. Tutto questo sotto il sole cocente perché, ovviamente, l’ingresso viene bloccato ai cancelli più esterni e non alle porte più interne dove sarebbe stato possibile riparasi sotto l’ombra delle tettoie. Alle 14 penso quasi di non farcela più, poi mi giro e vedo una ragazza incinta, più in là un ragazzo sulla sedia a rotelle e allora penso che non mi devo lamentare, ma aumenta la rabbia per questa assurda attesa forzata. Come se non bastasse dai cancelli i “buttafuori” spargono il panico: “chi non ha la fotocopia del documento non fa il concorso”. Ma come? Nel Bando si diceva solo di presentarsi muniti di documento, tant’è che in moltissimi non abbiamo portato la fotocopia. Quelli che ce l’hanno ci spiegano che era uscito un avviso sul sito del Comune di Pomezia che “invitava i candidati a presentare la fotocopia del documento”. Ahh! Si trattava di un invito, non di un obbligo, non c’è pena di esclusione dal concorso. Allora perché quest’allarmismo? Perché mandare dei poveri ragazzi, molti non di Roma,  a cercare alle 13,30 una copisteria nei pressi del Palalottomatica (impresa di per sé quasi impossibile)? Alla fine alcuni hanno rinunciato, poi entrati dentro nelle operazioni di identificazione si è scoperto che la fotocopia non era affatto necessaria! L’ennesima assurdità, l’ennesimo ostacolo, del resto si parla di “selezione” e così è, una selezione naturale per cui se non ti sei preso un colpo di sole, se non ti sei scoraggiato vedendo quelli del turno delle 9 uscire alle 13, se non hai rinunciato pensando di non avere le “carte in regola”….finalmente entri! E a quel punto il test ti sembra il problema minore, speri che le tre ore del concorso (una sola dedicata al test) finiscano presto, anche perché ormai non hai la più pallida idea di ciò che stai scrivendo. Certo ci sono anche i lati positivi, durante queste imprese disperate si fanno tante amicizie, già perché molte facce le rivedi sempre: “Abbiamo fatto insieme il Concorso alla Regione”, “Io ero a quello per la Provincia”, “Poi alla tale selezione sei passato?”, “Ma quello al Ministero l’hai fatto?”, “Ci vediamo il mese prossimo all’altra selezione”, alla fine più che un concorso pubblico sembra un concorso a premi, potrebbero darci un bollino per ogni prova, chi arriva a 50 vince una padella, o un set di asciugamani!
Insomma egregio ministro Brunetta, l’Italia peggiore è quella che cerca con ogni sforzo un lavoro o è quella che il lavoro non ce lo dà, quella che ci fa scordare i sogni di diciottenni, quella che ci deride e ci insulta quando chiediamo diritti e lavoro?

 


Valentina Valentini

 

25-6-11