Mercoledì 22 Novembre 2017
Processo Eternit, Guariniello chiede 20 anni per i vertici della multinazionale dell’amianto PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Martedì 05 Luglio 2011 09:16

«In tanti anni non avevo mai visto una tragedia come questa», è quello che ha dichiarato il Pm di Torino Raffaele Guariniello chiedendo 20 anni di condanna per i due imputati del più grande processo per amianto d'Europa che conta oltre tremila morti e un numero im¬precisato di malati. Gli alti dirigenti della multinazionale Eternit Spa, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, sono accusati di disastro do¬loso (per l'inquinamento e la dispersione delle fibre-killer) e omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro per le morti legate alla lavorazione dell'amianto nelle quattro sedi italiane dell’Eternit: Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).  «Un fatto con enormi conseguenze, anche soggettive, che configura un dolo non solo eventuale, ma addirittura diretto», ha detto Guariniello nella sua requisitoria nella maxi aula gremita, nei sotterranei del Tribunale di Torino, spiegando che «gli imputati non si sono limitati ad accettare il rischio che il disastro si verificasse e continuasse a verificarsi ma lo hanno accettato e lo accettano ancora oggi, mossi dalla precisa volontà di negare la canceroginità dell'amianto e di proseguire l'attività a tutti i costi», da qui la richiesta per entrambe di una pena che tenga conto della continuità del reato. «Mi sono voluto rileggere le pene inflitte dalla Cassazione per i casi più gravi di disastri e morti – continua il Pm di Torino - e mi sono reso conto che una tragedia come quella rivissuta in questo processo non l'avevo mai letta. Una tragedia  che ha colpito popolazioni di lavoratori e di cittadini che continua a fare morti e si è consumata in Italia e in altre parti del mondo con una regia, senza che mai nessun tribunale abbia chiamato i veri responsabili a risponderne».
Grande la soddisfazione dei parenti delle vittime e dei malati che portano addosso le conseguenze dell’esposizione ad un killer silenzioso, l’amianto, che ha colpito i lavoratori, le loro famiglie, gli abitanti delle zone limitrofe agli impianti e continua ad essere letale. «Siamo certi che la conclusione di questo processo sarà un momento storico e alto per riflettere sulla qualità dello sviluppo economico-industriale e per la giustizia del nostro Paese e non solo – hanno commentato in un comunicato congiunto da Casale Monferrato i rappresentanti dell'Associazione dei famigliari per le vittime dell'amianto e dei sindacati Cgil, Cisl e Uil - Un momento atteso da trent'anni da tutti noi e da coloro che ancora devono lottare nei tre quarti del pianeta dove l'amianto continua a essere estratto o utilizzato, prenotando ulteriori centinaia di migliaia di malattie e di morti di lavoratori e popolazioni, perlopiù ignare e ancora ingannate in modo criminale».

 

Valentina Valentini

 

05-07-2011