Mercoledì 18 Ottobre 2017
Stop al caporalato. Un disegno di legge per dire no a sfruttamento e lavoro nero PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Martedì 26 Luglio 2011 13:36

Otto articoli per dire no al caporalato. Era partita il 24 gennaio la campagna “Stop al caporalato”, promossa da Flai-Cgil e Fillea-Cgil, due categorie nelle quali, edilizia e agricoltura, il fenomeno del caporalato e del lavoro nero fanno segnare numeri preoccupanti,

numeri dietro cui ci sono storie di persone, di sfruttamento e di ingiustizia, storie che sfociano in violenze subite, spesso da parte di lavoratori immigrati, e che trovano spazio sulle pagine dei giornali quando si verifica l’ennesima morte sul lavoro.
La campagna è iniziata con una raccolta di firme con la quale Flai e Fillea chiedevano al Parlamento italiano «di avviare l'iter parlamentare per la discussione e l'approvazione di un testo di legge che colmi il vuoto legislativo» e «di riconoscere il caporalato un reato in quanto tale e prevedere pene e sanzioni adeguate alla gravità sociale ed economica di questo crimine», un appello al quale si affianca un disegno di legge contro il caporalato “Misure volte alla penalizzazione del fenomeno d’intermediazione illecita di manodopera basata sullo sfruttamento dell’attività lavorativa”, che proprio oggi è stato presentato in una conferenza stampa in Senato, presenti alcuni tra i senatori firmatari e le segreterie di Flai, con la segretaria generale Stefania Crogi, e Fillea.

I numeri forniti da Flai e Fillea mostrano la gravità della situazione: nel settore dell’agricoltura si contano circa 400mila lavoratori in “regime” di caporalato; nell’edilizia 150mila. Se guardiamo agli infortuni si registrano 53mila infortuni nel 2009 in agricoltura, con 125 morti e ben 94mila infortuni nell’edilizia, con 218 morti (sempre nel 2009). Numeri che ci fanno chiaramente comprendere come in settori di lavoro così duro e delicato lavorare senza diritti e senza tutele significa non solo lavorare in condizioni di ingiustizia e sfruttamento, ma anche di elevatissima pericolosità ed insicurezza.
Allora intervenire sul caporalato, partendo dalla definizione giuridica di tale reato e reprimendolo in modo adeguato può rappresentare un passo importante per arginare nuove e vecchie forme di sfruttamento, così come il flagello degli infortuni sul lavoro. Come si rileva nella relazione all’articolato del disegno di legge «attualmente la figura dello sfruttamento di manodopera non è prevista come reato specifico», e si sottolinea di conseguenza  «la inadeguatezza dell’attuale regime sanzionatorio del caporalato e l’esigenza di introdurre una specifica figura di reato».
Otto articoli per garantire, come recita l’articolo 1 del disegno di legge, «l’effettività dei diritti costituzionali al lavoro e ad un’esistenza libera e dignitosa, la presente legge intende reprimere ogni fenomeno di intermediazione illecita di manodopera caratterizzato da sfruttamento, violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori».
Soddisfazione è stata espressa dalla Flai-Cgil dopo la presentazione avvenuta oggi in Senato: il testo del ddl rappresenta una «vittoria sindacale». «Il frutto tangibile di una battaglia sindacale che la Flai ha intrapreso insieme alla Fillea e alla Cgil all'inizio dell'anno e che aveva come fine ultimo proprio quello di spingere il Parlamento italiano a formulare una legge che rendesse il caporalato un reato penale». Ora è necessario, prosegue la Flai, che «tutte le forze politiche approvino in tempi stretti il ddl e che non si lascino sfuggire questa fondamentale occasione».


Alessandra Valentini

 

26-7-11