Sabato 21 Ottobre 2017
Cambiare il mercato del lavoro PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Sabato 06 Agosto 2011 11:04

 Di Stefano Giusti - “Serve un nuovo mercato del lavoro” . Le parole del Primo Ministro hanno inaugurato in anticipo quella che sarà l’offensiva autunnale della nostra politica economica, con cui sui chiederanno nuovi sacrifici a un ceto già duramente tartassato dall’ultima manovra finanziaria e a cui si imporranno nuove rinunce e arretramento dei diritti...

Il Ministro Sacconi sta già lavorando da tempo alla riforma dello Statuto dei Lavoratori che si vorrebbe trasformare in Statuto dei Lavori. Se è vero che dietro ogni riforma c’è un progetto di paese, è ben chiaro quello che si prospetta nel futuro dell’Italia con questo cambio di visione già impostato nel nome. La conclamata centralità del lavoro rispetto al lavoratore sposta ancora di più il baricentro verso la flessibilità totale e la riduzione al minimo dei diritti.

Da molto tempo  il lavoro, sia quello pubblico che quello privato, è sottoposto a un vero attacco da parte di Confindustria e del governo, che vuole continuamente mettere in discussione i contratti e diffondere autoritarismo manageriale. All’interno del mercato del lavoro è in atto una drastica riduzione degli spazi di democrazia e i casi della Fiat sia a Pomigliano che a Mirafiori sono l’ultimo esempio dell’obiettivo a cui vorrebbero tendere Sacconi e i suoi, con il ritorno a una  concezione medievale del lavoro. Nel frattempo nel paese reale, quello che vive sulla propria pelle i disagi e paga la crisi ogni giorno, la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli tali da essere diventata quasi un fattore strutturale a cui si rassegnano i giovani una volta terminati gli studi, tanto è vero che il tasso dei cosiddetti “scoraggiati” cioè coloro che non cercano lavoro, cresce ad ogni rilevazione Istat. Ormai molti di loro non provano neanche a cercarlo e non certo per pigrizia come qualche altro ministro buontempone vorrebbe far credere.

In tutti i dibattiti economici si straparla di aumentare l’età pensionabile sia per gli uomini che per le donne: ma questi signori sanno che i primi ad essere espulsi dal lavoro sono le persone dai 40 anni in su, le stesse per cui è quasi impossibile ritrovare un lavoro e che nella maggioranza dei casi non hanno uno straccio di ammortizzatore sociale o reddito integrativo con cui affrontare la quotidianità? Non è migliore la situazione di chi un lavoro ce l’ha e spesso deve lavorare per due e  sottomettersi alle più offensive aggressioni alla propria dignità. Le donne poi pagano un prezzo doppio sommando alla crisi la discriminazione che le porta ad essere sempre le prime licenziate.

Effettivamente è ora di cambiare il mercato del lavoro ma forse non nel senso che intendono Premier e ministro. Bisogna portare avanti una serie di rivendicazioni, a partire dalla intangibilità dello Statuto dei Lavoratori per arrivare a una serie di interventi che ridiano dignità al lavoro e al lavoratore.

Bisogna riformare le leggi sul precariato, eliminando la miriade di contratti flessibili e riaffermando la centralità del contratto a tempo indeterminato e della tutela garantita da un contratto nazionale inderogabile.

Bisogna riaffermare la parità di diritti tra chi è già al lavoro e i giovani che devono entrarci, evitando “guerre generazionali” tra poveri.

Si deve cominciare a parlare di eguaglianza retributiva, istituendo un salario minimo e dando un drastico taglio alle retribuzioni dorate degli stessi  manager che guadagnano 400 volte più di un operaio anche quando sono responsabili di ristrutturazioni selvagge e scelte di mercato a dir poco discutibili visti i risultati.

Bisogna arrivare all’istituzione di un reddito sociale  finanziato sia con una reale  lotta all’evasione e alla corruzione, che con l’istituzione di  una  tassa sui patrimoni.

Bisogna che il sistema pensionistico pubblico copra tutto il mondo del lavoro con pensioni adeguate e dia la possibilità anche a chi ha un lavoro precario di avere in futuro una pensione e non un’elemosina.

Solo partendo da questi punti si potrà riaffermare la civiltà e la dignità del lavoratore e restituire un po’ di giustizia sociale e un po’ di futuro a quelle persone trattate oggi solo come merce.

 

6-7-11

 

 

*Stefano Giusti, Sociologo,  Operatore di Placement e Orientamento per l’Università  Roma Tre. Presidente dell’Ass.ne Atdal Over 40, che si occupa della disoccupazione in età matura