Lunedì 16 Luglio 2018
Velletri, San Raffaele. Incatenati ai cancelli per chiedere diritto al lavoro e alla salute PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Giovedì 29 Settembre 2011 17:30

“Chiediamo alla Regione Lazio e alla Usl che non venga chiuso il San Raffaele di Velletri, un patrimonio del territorio che così rischia la desertificazione sanitaria”. Diritto alla salute e diritto al lavoro, è quanto chiedono i dipendenti del San Raffaele che, dopo l’arrivo delle lettere di licenziamento, continuano a manifestare con un presidio davanti alla struttura.

Alcuni di loro sono incatenati al cancello, in due portano avanti da più di 180 ore lo sciopero della fame e dicono: “Noi non facciamo passi indietro, non ci arrendiamo”. I dipendenti della clinica di cui la Regione ha deciso la chiusura ribadiscono quanto già denunciato dal sindaco di Velletri Servadio: senza il San Raffaele sul territorio il rapporto posti letto-abitanti scende allo 0,8 per mille, quando invece la legge prevede un 3,5 per mille. Insomma, il danno sarebbe gravissimo per gli utenti e, ovviamente, per i lavoratori per i quali si paventava una mobilità con lo spostamento nelle strutture di Montecompatri e Cassino. Ma parlare di mobilità verso Cassino (circa 100 Km da Velletri), per chi ha uno stipendio medio di circa 1000 euro al mese, significa spingere molti lavoratori alle dimissioni. Per quanto riguarda Montecompatri, invece, la struttura non ha ancora ricevuto l’autorizzazione dell’Usl, quindi per più di 200 lavoratori la mobilità si è tramutata in licenziamento. Tutto questo, sottolineano dal presidio, senza nessun risparmio per la Regione, “infatti i posti letto rimangono gli stessi, vengono solo ricollocati in altre strutture, tra l’atro della stessa proprietà. Allora perché la Regione vuole chiudere il San Raffaele?”. Una domanda ancora senza un risposta concreta. La Regione, sostengono i dipendenti del San Raffaele, parla genericamente di problemi strutturali, che però non sembrano più gravi di quelli di moltissime altre strutture convenzionate, anzi, la clinica di Velletri ha “tutte le carte in regola per l’esercizio dell’attività sanitaria". I lavoratori chiedono semplicemente un confronto con la Regione e la possibilità di una rinegoziazione dell’accordo, una rinegoziazione alla quale la proprietà si dice disponibile.
Decisi a lottare per il proprio lavoro e per garantire alla comunità il diritto all’assistenza sanitaria, molti dipendenti si sono costituiti nel Movimento per la democrazia sindacale, un  movimento autogestito ed autonomo, che porta avanti varie iniziative. Il prossimo appuntamento è a Velletri, in piazza Cairoli, mercoledì 5 ottobre alle ore 10,30, per un’Assemblea pubblica alla quale sono invitati tutti i cittadini e le forze politiche e sociali.

 

Valentina Valentini

 

29-09-2011