Martedì 17 Ottobre 2017
Fiat annuncia la disdetta di tutti i contratti. Cgil e Fiom non ci stanno PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Martedì 22 Novembre 2011 09:07

“In vista di un riassetto e di una armonizzazione delle discipline contrattuali collettive aziendali e territoriali che si sono succedute nel tempo e nell'ottica di renderle coerenti e compatibili con condizioni di competitività ed efficienza, vi comunichiamo il recesso a far data dal 1 gennaio 2012 da tutti i contratti applicati nel gruppo Fiat e da tutti gli altri contratti e accordi collettivi aziendali e territoriali vigenti, compresi quelli che comprendono una clausola di rinnovo alla scadenza - per i quali la presente vale anche come espressa disdetta - nonché da ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto”.

 Con queste parole la Fiat, tramite una lettera inviata ai sindacati, fa un passo avanti nella sua “crociata” ai danni del contratto di lavoro nazionale e dei diritti dei lavoratori. Il Lingotto annuncia la disdetta di tutti gli accordi aziendali vigenti nei suoi stabilimenti e le parti sociali, ovviamente, insorgono.
“Ancora una conferma del carattere destabilizzante delle scelte che l'azienda continua a compiere, con il fondato timore che il vero obiettivo sia quello di estendere il contratto di Somigliano, costruendo così, per questa via, il contratto nazionale del gruppo -  commenta il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere - Una scelta che porterebbe inevitabilmente all'esclusione di un sindacato fortemente rappresentativo come la Fiom dall'esercizio dell'attività sindacale negli stabilimenti del gruppo automobilistico”.
E dalla Fiom risponde il responsabile nazionale auto, Giorgio Airaudo, per il quale l'accordo di Pomigliano è un “porcellum sindacale. Fiat dovrebbe fare come il governo Berlusconi; un passo di lato per non alimentare tensioni sociali. Ha smesso Sacconi potrebbe smettere anche Marchionne. Gli ad passano, la Fiom resta”.
Durissimo anche il presidente del Comitato centrale Fiom, Giorgio Cremaschi: “quella di Marchionne non è una decisione tecnica ma un atto politico che ha il solo scopo di tolgiere le residue libertà ai lavoratori Fiat”.
La Cgil chiama Cisl e Uil a far fronte comune per difende il ruolo dei sindacati sui luoghi di lavoro ed esorta il governo Monti a chiedere “conto alla Fiat del nuovo piano industriale e degli investimenti, sconsigliando il gruppo dall'assumere un nuovo atto che produrrà soltanto conflitti in un paese che ha sempre più bisogno di coesione per rispondere ai gravi problemi che la crisi ci impone”.
La decisione della Fiat, che rischia di essere un grave precedente per tutto il mondo del lavoro e delle aziende italiane, non lascia indifferente la politica.
“La violenza del metodo Marchionne è oggi sotto gli occhi di tutti - il leader di Sel Nichi Vendola - Come avevamo previsto Pomigliano non rappresentava un'eccezione ma l'inizio di una svolta brutale nelle relazione industriali. Altro che modernità! Corriamo velocissimi oltre le conquiste del '900, e stiamo raggiungendo l’800”.

 

V.V.

 

22-11-2011