Mercoledì 18 Ottobre 2017
Lavoro. Morto un operaio Fs e un macchinista. 'In Marcia!', morti evitabili PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 19 Dicembre 2009 15:22

 

Due morti sul lavoro, entrambi nelle ferrovie, in pochissime ore: nella notte tra venerdì 18 e sabato 19 un operaio delle Fs è stato travolto sui binari; mentre un macchinista è rimasto ucciso sabato mattina a causa di un frana in Sardegna.
Armando Iannetta, l’operaio travolto da un treno tra le stazioni di Pindemonte San Germano e Cassino, aveva 57 anni e insieme ad un altro compagno di lavoro stava cospargendo l'antigelo sui binari. Il treno Intercity che ha investito l’operaio proveniva dalla Calabria ed era diretto a Torino. La Procura ha aperto un’inchiesta per accertare cosa sia accaduto....


Oltre alla cronaca, rimane l’interrogativo su come sia possibile che operai di esperienza possano perdere la vita eseguendo interventi di manutenzione, un lavoro delicato e rischioso per il quale, almeno sulla carta, esistono rigide regole per consentire agli operai di lavorare in sicurezza.
Purtroppo negli ultimi anni più vittime sono cadute sui binari con dinamiche simili a quelle della scorsa notte. Solo nel mese di novembre sono morti i due operai-ferrovieri Domenico Ricco a Firenze e Bruno Pasqualucci a Roma. E poi come non ricordare ancora Massimo Romano o il giovane Harold Anthony Forsythe? Morti sul lavoro per i quali si cerca ancora giustizia, poiché non si può certo trattare di “fatalità” o, come qualcuno ogni tanto prova ad insinuare, “distrazione”.
Diverso, invece, l’incidente im cui ha perso la vita il macchinista Giuseppe Solinas, il treno di cui era alla guida si è scontrato con un masso caduto sui binari a seguito di una frana, la linea con ogni probabilità era sprovvista del sistema "protezione frane", un semplice sistema di fili attaccati alle reti di protezione, che se vengono tranciati da un masso o altro oggetto che cade sui binari, fa scattare il rosso. 
Che si tratta anche oggi di morti sul lavoro che potevano essere evitate, ne sono convinti i macchinisti di "Ancora In marcia!": "siamo stanchi di piangere morti che potrebbero essere evitate: fermare i treni quando si lavora sui binari per tutelare la vita degli operai e proteggere le linee a rischio frana è un dovere di chi amministra le ferrovie. E’ agghiacciante – proseguono i macchinisti – constatare come non vengano adottate misure risolutive per rendere sicura la manutenzione sui binari. Siamo in presenza di un rischio tipico che ha causato decine di vittime, sempre con le stesse modalità: operai che accorrono per riparare un guasto in linea e i treni che non vengono né fermati, né rallentati, né avvisati per risparmiare qualche minuto, pure in presenza di squadre ridotte e protezioni inefficaci”. Anche l’incidente di Sassari "poteva essere evitato, se solo fosse stato installato il sistema di ‘protezione frane’, che fa scattare il rosso quando un masso ‘rompe’ i fili messi appositamente insieme alle reti di protezione, così come già accade in molte altre zone a rischio frana della rete ferroviaria. Alla tragedia di Sassari ha contribuito, inoltre, la conformazione della cabina di guida, angusta e priva di barre indeformabili, che al minimo urto si deforma e, in questo caso, non ha lasciato scampo al nostro compagno di lavoro".
Forse prima di pensare a investimenti - molti dei quali appaiono di facciata - per l'Alta velocità, le Ferrovie dello Stato potrebbero "dotare" tutte le linee "normali" delle attrezzature, dei sistemi e delle tecnologie necessarie a dare sicurezza a chi viaggia e lavora, prevenendo incidenti ed incovenienti. Da semplici spettatori e utenti del treno sembra assurdo pensare alle sfreccianti "freccia rossa, d'argento" e simili, con il personale in alta uniforme, da una parte, e poi dall'altra, un operaio che muore dopo essere stato chiamato per mettere l'antigelo sui binari. Uno stesso sistema che prevede simili scenari ha qualcosa che non va.

A. V.

19 dicembre 2009