Martedì 12 Dicembre 2017
Un giorno senza di noi. Sciopero dei migranti PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Giovedì 01 Marzo 2012 09:13

“Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? “
E’ la sfida che lancia in Comitato promotore di “Un giorno senza di noi”, lo sciopero dei migranti che ci sarà oggi, 1 marzo, e che è alla sua terza edizione. Operai, colf, badanti, imprenditori, lavoratori stranieri di ogni sorta oggi incroceranno le braccia (o almeno lo faranno quelli che non subiscono il ricatto di un lavoro in nero) ed occuperanno le strade delle maggiori città italiane con sit-in, cortei, convegni. Più che uno sciopero una grande mobilitazione meticcia, a cui parteciperanno anche tutti gli italiani che credono in una società senza razzismo, e che, come gli altri anni, sarà caratterizzata dal colore giallo. In più una novità, verranno distribuiti dei “copri-passaporto” con stampati il primo ed ultimo articolo della Carta mondiale dei migranti sulla libera circolazione delle persone.


“Il Primo Marzo è un progetto di partecipazione dal basso impegnato nella lotta al razzismo e nella difesa dei diritti umani”, si legge in un comunicato dei promotori, organizzati in una rete di comitati territoriali, di cui è portavoce Cecile Kashetu Kyenge. Scopo dello sciopero dei migranti è far comprendere quanto sia necessario ed importante il contributo dato dai lavoratori stranieri al funzionamento della nostra società ed incoraggiare un’azione comune, fra italiani e migranti, per contrastare una cultura dell’esclusione che è ancora imperante, per difendere i diritti fondamentali dell’individuo.


In particolare il programma di quest’anno vede come punti fondamentali di rivendicazione:
- l’abrogazione della Bossi-Fini e, in particolare, del nesso tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno (“contratto di soggiorno”);
-  il contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento dei lavoratori migranti:  si riovendica l’applicazione e l’estensione dell’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione come tutela per tutti i lavoratori che denunceranno di essere stati costretti all’irregolarità del lavoro
- l’abrogazione del reato di clandestinità e del pacchetto sicurezza che già oggi rappresentano provvedimenti fuori legge perché in netta contrapposizione con la direttiva europea sui rimpatri;
- l'abolizione del permesso di soggiorno a punti e l’attivazione di misure, anche di tipo economico, atte a garantire il diritto ad apprendere l’italiano e a studiare;
- la chiusura dei CIE;
- una regolarizzazione che sia una soluzione reale e rispettosa dei diritti umani e della dignità delle persone per le vittime della sanatoria truffa;
- il passaggio dal concetto di ius sanguinis a quello di ius soli come cardine per il riconoscimento della cittadinanza e una legge che garantisca l’esercizio della piena cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia,
- il riconoscimento del diritto di scegliere dove vivere e stabilire la propria residenza, diritto quanto mai fondamentale in un’epoca come quella che stiamo attraversando in cui tutti siamo potenziali migranti;
- una legge organica e adeguata per la tutela dei rifugiati e dei richiedenti asilo.


Molte associazioni ed organizzazioni hanno aderito allo sciopero dei migranti, fra queste anche la Fnsi, il sindacato dei giornalisti, che sottolinea come l’appuntamento del 1° marzo sia una battaglia di civiltà che mette al centro i temi dei nuovi diritti e delle precarietà e che  richiede una sensibile ed adeguata attenzione dell’informazione.
Una sensibilità che la Fnsi dimostra quotidianamente, con la promozione di una cultura dell’informazione sempre più puntuale e corretta su immigrati, rifugiati e richiedenti asilo. Inoltre il sindacato dei giornalisti ha lanciato nei mesi scorsi la campagna “LasciateCIEntrare”, contro un provvedimento dell’ex Ministro Maroni, finalmente revocato dall’attuale Ministro degli Interni Cancellieri, che vietava l’ingresso dei giornalisti nei CIE, impedendo così una giusta informazione.

 

Valentina Valentini


1-03-2012