Mercoledì 18 Ottobre 2017
Per un vero Primo Maggio PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Lunedì 30 Aprile 2012 12:07

Di Stefano Giusti - Nel giorno della Festa del Lavoro, come Associazione che da dieci anni si occupa del problema di chi il lavoro l’ha perso, sentiamo ancora più forte il bisogno di gridare il nostro sdegno di fronte alle misure proposte dall’attuale governo, misure che invece di creare nuova occupazione tendono solo a cancellare le conquiste sociali, introducendo pseudo riforme che hanno il solo fine di estendere a tutti i lavoratori precarietà e disuguaglianza sociale, giustificandole con la quotidiana e ormai smascherata bugia che “introducendo flessibilità si stimola la creazione di posti di lavoro”.

Si parla tutti i giorni di “taglio dei costi” ma nessuno parla del “costo dei tagli”, un costo sociale che è sotto gli occhi di tutti: la disoccupazione al massimo livello storico dell’ultimo decennio; stipendi e pensioni che sono i più bassi tra i paesi dell’UE; il triste ripetersi quotidiano del dramma di chi sceglie il gesto estremo del suicidio per far fronte alla disperazione della mancanza di lavoro e reddito. Di fronte a questi, che il Governo sembra considerare solo effetti collaterali, chiediamo ancora una volta a gran voce, che si decida una volta per tutte a intervenire su due direttrici principali: una, deve prevedere una vera riforma del mercato del lavoro che ascolti le parti sociali e che sia realmente volta a sbloccare il mercato del lavoro eliminando ogni forma di discriminazione per l’accesso e favorendo la creazione di nuovi posti di lavoro. Bisogna eliminare le 46 forme contrattuali diverse oggi esistenti, che hanno portato solo precarietà insicurezza e bassi salari, e tornare a non più di 4 o 5 forme di contratto, in cui la centralità sia quello a tempo indeterminato e le altre siano eccezioni per favorire l’inserimento dei giovani o l’espletamento di mansioni con reale carattere di “non ordinarietà”. Non si può continuare a mettere le generazioni contro, facendo pagare sempre alle fasce più deboli il prezzo di riforme tese solo a salvaguardare i potentati finanziari. L’altra direttrice su cui operare è quella che ha come obiettivo l’istituzione di un welfare universale, che garantisca a tutti, lavoratori a basso reddito, disoccupati, giovani e pensionati minimi un reddito di sostegno. Non capiamo come si possa continuare a parlare di riforme del lavoro senza prima intervenire sul sistema di protezione sociale che oggi riguarda solo una piccola percentuale dei senza lavoro.

È dal 1992 che la Comunità Europea sollecita i Paese inadempienti come il nostro ad allinearsi agli standard continentali. La raccomandazione 92/441 della CEE pubblicata anche sulla Gazzetta Ufficiale dice infatti nel merito: “Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell'impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente”. Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirsi e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

In tutta Europa si sostiene sia chi perde il lavoro, chi pur avendolo percepisce un reddito che non gli consente di vivere dignitosamente. Perché in Italia di questo non si parla? Per il reperimento dei fondi si introduca un’imposta patrimoniale straordinaria sulle ricchezze e si istituisca una tassazione sulle transazioni finanziarie. Solo con la redistribuzione del reddito e il ritorno a un’economia di produzione, non più legata alle speculazioni finanziarie si potrà riportare un po’ di eguaglianza in questo Paese sull’orlo della disperazione.

 

Atdal Over 40 – Il presidente Stefano Giusti

 

30-4-12