Mercoledì 13 Dicembre 2017
Proteste in rosa contro omofobia e bullismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Venerdì 23 Novembre 2012 17:53

Si sono svolti oggi nella basilica di San Lorenzo fuori Le Mura i funerali del 15enne che martedì scorso si è suicidato a Roma, la bara è passata attraverso due striscioni con su scritto “Il silenzio e' il nostro dolor”' e “We'll never find someone like you”.

Ieri sera gli studenti della capitale hanno ricordato il loro coetaneo con una fiaccolata in via dei Fori imperiali. Dolore e rabbia per una vita che si è spenta presto, quella di un ragazzo che martedì sera, dopo essere tornato a casa dal suo liceo dove era in corso un'occupazione, si è tolto la vita, impiccandosi. Un ragazzo che amava vestirsi di rosa e mettere lo smalto alle unghie, che con i suoi modi eccentrici rivendicava il diritto di essere se stesso. Un ragazzo che per questo è stato additato come “diverso” da alcuni compagni e poi deriso pubblicamente, che più pubblicamente non si può, su Facebook, dove era stato detto che fosse gay.

 

Un peso troppo grande per un ragazzo che non voleva nascondersi ma che aveva tutte le fragilità dei suoi 15 anni, quelle fragilità su cui hanno fatto leva lo stalking e il bullismo sfociati su Internet, in modo vile, ingiustificato. Come possiamo accettare che una ragazzo, poco più che bambino, decida di abbandonare una vita ancora da vivere perché è si sente condannato per una maglietta rosa o un po’ di smalto sulle unghie? Non ci interessa se questo 15enne fosse o meno omosessuale, è una vittima della discriminazione, dell’ignoranza e della violenza, seppur virtuale.

 

La Procura di Roma ha già avviato un'inchiesta sul suicidio ma al momento non ci sono indagati o ipotesi di reato. Questo non esclude che si possa successivamente arrivare ad ipotizzare l'istigazione al suicidio. Intanto la madre del giovane chiede giustizia, vuole sapere chi è stato autore di tanta crudeltà. Quella stessa madre che però trova conforto negli amici del figlio, quelli veri, nelle persone che in questi giorni si sono indignate per quanto successo e per un’omofobia senza senso, nei ragazzi che hanno sfilato ieri con indumenti rosa. E poi le tante persone che in queste ore scrivono messaggi di vicinanza alla famiglia e di condanna della discriminazione su Facebook.

 

Sì, il luogo dove si sono consumate le prese in giro e gli attacchi è anche il luogo in cui in queste ore si sta creando un abbraccio virtuale in cui si stringono amici, familiari e persone che riconoscono l’importanza della vita e il diritto di essere se stessi. Con tutte le contraddizioni dei social network è comunque emozionante vedere in queste ore migliaia di profili vestirsi di rosa, le solite foto degli utenti vengono sostituite da un semplice quadrato rosa e si diffonde l'appello affinché domani si indossi tutti un indumento rosa.

Un modo per dire siamo tutti uguali e diversi, ma poi, diversi da chi?

 

Valentina Valentini