Mercoledì 13 Dicembre 2017
Bruxelles. Seminario strage Viareggio, la testimonianza del figlio di una donna che lotta tra la vita e la morte PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Domenica 07 Febbraio 2010 11:57

Di Antonio Lunardi* - "Il periodo dell’estate 2009 è stato il più duro della mia vita. Un incubo che è iniziato il 29 giugno a mezzanotte, con la  telefonata  di un ragazzo con una voce sconvolta. Mi ha spiegato che aveva portato  mia sorella all’ospedale e che dovevo andare subito a vedere a casa dei miei genitori perché non sapeva in che condizioni fossero. Mi ha parlato di fuoco, fiamme, esplosioni... ma in modo molto confuso...

In fretta io e mia moglie ci siamo messi qualcosa addosso e siamo andati verso Viareggio (noi abitiamo a Stiava).  Avvicinandoci alla zona vedevo una colonna di fumo nero e  fiamme, non sapevo cosa pensare, non capivo cosa potesse essere successo e soprattutto non mi rendevo conto dell’entità di questo disastro. Quando siamo arrivati davanti a casa dei miei non credevamo ai nostri occhi. I vigili del fuoco gridavano a tutti di scappare, c’era fumo, odore di gas, case e auto ancora in fiamme, volontari  che trasportavano barelle con persone carbonizzate, probabilmente  morte, gente nuda con ustioni gravi nel volto e nel corpo che gridava aiuto. Erano irriconoscibili, ma io cercavo lo stesso di capire se fra di loro ci fossero i miei genitori con la speranza di trovarli comunque vivi. Ho visto la luce accesa in casa ed ho anche pensato che potessero essere morti all’interno. Subito mi sono diretto verso la porta ho aperto, ma dentro c’era un odore acre  irrespirabile. Mi sono trovato immobile nell’ingresso senza riuscire ad andare avanti, in quel momento un vicino di casa mi ha chiamato e mi ha detto che erano già stati soccorsi. Così, anche se sconvolti e spaventati ci siamo diretti verso l’ospedale. Nel tragitto da lì all’ospedale la paura e l’angoscia di non rivederli vivi cresceva sempre di più. Arrivato al pronto soccorso sono riuscito ad entrare nelle stanze dove le persone ricevevano le prime cure, lì, finalmente sono riuscito a trovarli. C’era un odore nauseante di carne bruciata, gente che gridava così forte che non riuscivo a parlare con i miei.
Mia sorella era distesa su una barella e chiedeva acqua  per essere bagnata sulle gambe ustionate, tremava così forte che saltava. 
Mia madre era completamente paralizzata dallo shock, aveva ustioni sul viso e su quasi tutto il corpo e lo sguardo completamente perso nel vuoto. Mio padre scalzo, con i piedi bruciati e con brandelli di pelle che pendevano da una mano continuava ad assisterle versando addosso a loro l’acqua. Poco dopo sono stati spostati  in reparto dove le cure sono proseguite .
Mia madre ha dovuto subire una spellatura completa dal ventre  agli arti inferiori davanti ai miei occhi ed io non ho potuto fare altro che tenerle la mano  e cercare di darle forza. In quel momento mi sono sentito totalmente impotente e inutile perche mi rendevo conto che non potevo fare nulla per alleviare le sue sofferenze. Abbiamo passato tutta la notte in reparto ad assisterli. La mattina mia madre e mia sorella sono state trasferite a Torino al centro grandi ustionati mentre mio padre è rimasto in quel reparto per un mese, dopodiché è stato dimesso. mia sorella è stata dimessa dopo un mese e mezzo mentre  mia madre si trova ancora in quell’ospedale dopo 7  mesi  nel corso dei quali ha subito otto interventi di innesto cutaneo medicazioni molto dolorose e  complicazioni, a causa delle quali si è trovata  a lottare fra la vita e la morte. Una di queste dopo il primo mese, quando avevo appena portato a casa mia mio padre mi hanno telefonato da Torino dicendomi che le condizioni di mia madre si erano aggravate, il primario del reparto mi ha spiegato che in tanti anni di lavoro non gli era mai successa una cosa del genere: mia madre era andata in ipotermia diventando necrotica (diventando nera) e pensavano di doverle amputare diverse parti del corpo. Quello è stato uno dei giorni peggiori perche non sapevo come dirlo a mio padre  e nello stesso tempo pensavo a  mia sorella  che era sola a Torino  angosciata per questo fatto. In più c’era tutto l’aspetto burocratico da sbrigare.
Infatti, dal mattino dopo l’incidente  mi sono trovato sulle spalle la responsabilità di  dover gestire tutto. Ho dovuto lasciare  completamente il lavoro per poter assistere i miei familiari e fare la spola fra l’ospedale di Torino e l’ospedale Versilia con il pensiero fisso a mia madre e a quanto era accaduto.
Sono stati mesi molto dolorosi e faticosi nel corso dei quali ho sentito la totale mancanza di tutela da parte delle Istituzioni.
E’ inammissibile accettare che, dopo tutto questo tempo, non ci sia ancora nessun indagato e nessuna istituzione preposta, che si sia preoccupata di modificare le normative di  circolazione dei trasporti di merce pericolosa su rotaia. Perché le persone, pensando di essere al sicuro nella loro abitazione, devono pagare le conseguenze di azioni scellerate e basate soprattutto sul predominio del denaro?? Pensate…riflettete…signori…mia madre ad oggi, dopo più di sette mesi, sta ancora lottando tra la vita e la morte, subendo atroci sofferenze dovute alle medicazioni e agli interventi chirurgici, vivendo chiusa in una stanza, ricevendo la visita di una sola  persona per un’ora al giorno, non conoscendo il giorno della dimissione ed essendo consapevole che la vita non sarà mai più quella di prima!
Ringraziandovi per avermi dato la possibilità di esprimere i sentimenti, spero in un vostro tempestivo intervento per migliorare la sicurezza del trasporto ferroviario. E questo non solo perché quello che è successo a Viareggio non debba mai più ripetersi in nessun luogo, ma soprattutto per far rinascere  nei cittadini la fiducia nelle Istituzioni".

*Riportiamo l’intervento letto il 4 febbraio 2010 a Bruxelles da Antonio Lunardi, che ha avuto sorella, padre e madre feriti gravemente nella strage ferroviaria di Viareggio e che ancora oggi assiste la madre in lotta tra la vita e la morte.