Venerdì 18 Agosto 2017
Cie come lager. E la chiamano accoglienza… PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Mercoledì 18 Dicembre 2013 16:07

Uomini in fila, completamente nudi, al freddo, “disinfettati” con gli spruzzatori. Non sono scene di un film sui campi di concentramento nazisti, ma le immagini shock del CIE di Lampedusa, riprese con i telefonini da “ospiti” del Centro e trasmesse ieri sera dal TG2.

 Protagonisti alcuni dei tantissimi migranti provenienti per lo più dall’Africa, che hanno subito una disinfestazione contro la scabbia (malattia che peraltro sembra nessuno avesse), con una modalità che mortifica la dignità, segna il corpo e lo spirito. Dopo la fuga da guerre e povertà, dopo un viaggio disperato, dopo aver rischiato la vita e magari aver visto morire i propri compagni, il primo impatto dei migranti con una vita nuova, tanto sognata, è questo. Un degrado che tante volte è stato denunciato e che con queste immagini si stampa sulla coscienza di noi tutti, italiani, cittadini di un Paese che si definisce civile.

 

“Sono pratiche da lager” commenta il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini, "Una pratica sanitaria non si fa all'aperto, irrorando gli ospiti, nudi, con un tubo. Lampedusa e l'Italia intera si vergogna di queste pratiche d'accoglienza". La presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, ha sottolineato come questi episodi gettino sull'immagine del nostro Paese un forte discredito, “ringrazio il TG2 per la testimonianza fornita: la buona informazione ci aiuta a non convivere rassegnati con le vergogne del nostro tempo".

 

“Trattasi di trattamenti inumani e degradanti, vietati dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e costituenti ipotesi di reato che, al di là della qualificazione giuridica, sono emblematici delle condizioni di vita dei Centri di detenzione amministrativa: un motivo in più per chiederne con forza l’immediata chiusura. – dichiara l’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (A.S.G.I.) - Non a caso, infatti, nei CIE vige il divieto di utilizzare telefoni cellulari dotati di telecamera. Lo scopo non è la tutela della riservatezza, ma la precisa volontà di impedire di documentare quanto vi accade”.

 

Valentina Valentini

 

18-12-2013