Lunedì 16 Luglio 2018
Bruciato alla stazione di Nettuno, 14 anni per il tentato omicidio di Navtej Singh PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Mercoledì 24 Febbraio 2010 08:18

Il Tribunale di Velletri si è pronunciato emettendo la condanna a quattordici anni di reclusione per Francesco Bruno di 30 anni e Gianluca Cerreto di 20 anni, per il tentato omicidio del cittadino indiano Navtej Singh, avvenuto nel febbraio 2009 nella stazione di Nettuno, dove l'immigrato dormiva su una panchina durante la notte. La richiesta del pm era stata di 18 anni...

Con Bruno e Cerreto aveva preso parte al bliz contro l’uomo anche un giovane di Ardea, Samuele F., all’epoca minorenne e già giudicato dal Tribunale dei minori di Roma.
È trascorso circa un anno, era la notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio, da quando Navtej Singh, 35 anni, fu aggredito nella stazione di Nettuno, su di lui si accanirono i tre gettando liquido infiammabile e poi dando fuoco al corpo dell’uomo. Vivo per miracolo, Navtej Singh non può ancora tornare ad una vita normale, è ancora in riabilitazione e costretto a subire interventi chirurgici, in un calvario che sembra non avere fine. A compiere l’atto scellerato tre giovani italianissimi, animati da violenza, razzismo, crudeltà.
Lo scorso dicembre durante la seconda udienza del processo, Navtej Singh, ha ricordato quella drammatica notte. “Ero arrivato in treno da Roma perché la mattina dopo volevo cercare lavoro sul litorale, dato che lo avevo perso. Erano circa le 22.30, pioveva, era tutto chiuso e ho deciso di fermarmi in stazione. I tre ragazzi sono entrati e mi hanno chiesto una sigaretta. Dopo 15 o 20 minuti sono tornati. Io ero sempre tranquillo ma uno di loro ha preso una bomboletta spray di vernice grigia e l'ha spruzzata sul mio volto. Poi hanno iniziato a darmi delle botte, ho sentito un colpo dietro la nuca, mi sono accasciato”. Vanno via, ma questa è solo la prima parte dell’aggressione, il branco torna. “Erano andati via e pensavo che non sarebbero tornati. Invece li ho rivisti rientrare. Camminavano in fila. Il più grosso si è messo davanti all'entrata come per controllare, gli altri sono venuti avanti, il secondo non aveva nulla in mano ma il terzo aveva un piccolo contenitore, quello con la benzina. Me l'hanno versata addosso e quell'animale poi ha acceso il fuoco”.

A. V.

24-2-10