Lunedì 18 Giugno 2018
YO DECIDO. In Spagna e in Europa donne in piazza per il diritto all'autodeterminazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Domenica 02 Febbraio 2014 18:41

Ieri Madrid è stata invasa da migliaia di persone, uomini e donne provenienti da tutta la Spagna che hanno manifestato contro il progetto di riforma della Legge sull’aborto approvato dal governo conservatore di Rajoy.

 

Un provvedimento che cancella decenni di lotte e conquiste limitando la possibilità di ricorso all’aborto ai soli casi di violenza sessuale, di grave rischio per la salute della donna e in caso di malformazione del feto solo quando questa sia incompatibile con la vita. Una limitazione dei diritti e della libertà delle donne, un attacco alla loro dignità e alla possibilità di decidere del proprio corpo.

 

Le donne spagnole non ci stanno e al grido “Porque yo decido” sono scese in piazza per partecipare all’iniziativa “Un treno per la libertà” e consegnare al Congresso dei deputati un appello contro la proposta di legge. Ma il treno della libertà da Madrid è partito idealmente verso tutta Europa, con manifestazioni nelle maggiori città a sostegno delle donne spagnole e del diritto all’autodeterminazione. A Roma si è protestato davanti all’ambasciata spagnola con gli slogan "Si muove l'Europa delle donne", "Insieme alle donne spagnole anche noi decidiamo", "In tutto il mondo faremo il finimondo", "Io decido: mando in crisi l'obiezione, partorisco ribellione".

 

Anche la Cgil ha sottoscritto l'appello 'Perché io decido': “Le donne - si legge in una nota della Cgil - devono poter decidere della propria salute e della propria esistenza. Lo Stato non può sostituirsi a loro e legiferare sul corpo e sulle decisioni della loro vita. Pur nel più grande rispetto della coscienza e delle convinzioni di ognuno, una legge contro l’autodeterminazione, oltre ad oscurare il principio di laicità, evidenzierebbe ancora una volta la necessità di controllo sul corpo delle donne. Negare alle donne dei diritti che avevano conquistato solo tre anni fa - conclude la Cgil - rischia di far tornare la Spagna indietro di trent’anni”.

 

V.V.

 

3-2-2014