Venerdì 18 Agosto 2017
La “valla” di Melilla PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Giovedì 20 Marzo 2014 17:06

Antica colonia fenicia, Melilla costituisce fin dal 1497, ai tempi della “reconquista”, una enclave spagnola in Africa, insieme a Ceuta, passata alla corona di Castiglia poco più di un secolo e mezzo appresso.

 

Le due città autonome segnano la linea di frontiera terrestre fra Africa ed Europa, il salto per i disperati verso il sogno che non sempre offre un buon risveglio. Per impedire l’afflusso massiccio e incontrollato di popolazione in fuga da fame, guerra e malattie, dal 2005 le autorità spagnole hanno fatto innalzare sbarramenti di rete metallica, alta fino a 6 metri e coronata da filo spinato. La barriera, la “valla”, non ha frenato lo svolgimento del dramma quasi quotidiano di genti che si accasciano esanimi sotto le barriere o che si sfracellano rovinando a terra una volta raggiunta la cima, quelli più fortunati.

 

Il 18 di questo mese c’è stato l’assalto a Melilla: 1.100 subsahariani hanno affrontato la “valla”, 500 sono riusciti a passare. Le cineprese hanno filmato scene impressionanti. C’era la nebbia quel giorno ed ombre macabre si vedono spuntare dai boschi nei quali gli immigrati stavano nascosti, scendono lenti dai monti del Marocco, sembrano tanti zombi in fila, quatti quatti e traballanti, poi improvvisamente scatta la corsa, veloce fino allo spasmo, e poi l’arrampicata attraverso le maglie della gabbia, più della metà ricade a terra, i più agili e forti raggiungono, per selezione naturale, il filo spinato. Il filmato li mostra quando letteralmente si buttano giù, molti rallentando la caduta afferrando e rilasciando le maglie delle rete che gli strappa i vestiti e la pelle. Si vede che sanguinano ed è tutto vero, è successo a Melilla, Unione Europea, il 18 di marzo. Sono state necessarie parecchie ambulanze ed equipe mediche di primo intervento per raccogliere le centinaia di feriti con le vertebre fracassate, il sangue già raggrumato dalla polvere sulla carne.

 

La cinepresa coglie tuttavia dei sorrisi, gli sguardi delusi si notano dall’altra parte della rete, fra quelli che non ce l’hanno fatta. Chi riesce ad alzarsi in piedi, seppure dolorante, cerca di portarsi sulle strade di Melilla ed appare felice di calpestare la terra d’Europa. La Spagna li accoglierà al CETI ( Centro de Estancia Temporal para Inmigrantes ), 480 posti per le 1.500 persone che si trovano lì al momento, per ognuno una brandina, uno spicchio di tenda, un metro quadrato di spazio tutto suo, una zuppa e un sogno, comunque meglio che laggiù, oltre il Sahara.