Sabato 21 Ottobre 2017
Non c’è pace a Gerusalemme. Si combatte anche con il cemento PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Martedì 28 Ottobre 2014 11:35

“Insediamento di coloni nei quartieri arabi”, “violazione dello status della Spianata delle Moschee” e “violenze di ogni genere contro i residenti arabi”. Sono questi i “crimini israeliani” su cui in queste ore Abu Mazen, presidente dell’Autorità nazionale palestinese, ha chiesti agli Stati Uniti e al Consiglio Onu sui Diritti Umani di indagare.

 

Di tutta risposta Benjamin Netanyahu, premier israeliano, annuncia la costruzione di mille case nei quartieri Est di Gerusalemme e nuove infrastrutture in Cisgiordania occupata. Lo scontro a distanza fra i due leader arriva dopo le tensioni e i recenti scontri, questi purtroppo niente affatto distanti, a Gerusalemme Est, zona a maggioranza araba ma dove lo Stato di Israele vorrebbe ricostruire l’insediamento ebraico di Shiloah e dove ha schierato ulteriori 1000 agenti di polizia, anche in borghese.

 

"L'escalation israeliana nella Gerusalemme occupata e nei luoghi santi, le pericolose aggressioni quotidiane e l'annuncio di un nuovo piano di colonizzazione a Gerusalemme Est costituiscono un pericolo che condanniamo e consideriamo inaccettabile", ha dichiarat, Nabil Abu Rudeina, portavoce della presidenza palestinese.

E la decisione di Netanyahu non piace neanche agli Stati Uniti, alleati storici di Israele, che avevano ammonito il governo a “non avvelenare ulteriormente il clima” con la costruzione di nuovi insediamenti. Più dura la reazione dell’Unione Europea che esprime forte preoccupazione e la condanna di “una decisione così inopportuna. Lo sviluppo futuro delle relazioni Ue-Israele dipenderanno dall'impegno di quest'ultima per una pace duratura basata sulla soluzione dei due Stati".

 

V.V.

 

28-10-2014