Domenica 25 Giugno 2017
Europarlamento riconosce unioni civili e matrimoni gay. Italia indietro PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Venerdì 13 Marzo 2015 11:40

“Un diritto umano”, così il Parlamento europeo si esprime sul riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio fra persone dello stesso sesso. E’ quello che si legge nel documento che ogni anno l'assemblea di Strasburgo redige sui diritti umani e le democrazia nel mondo e sulla politica della Ue in questa materia.

 

L'Europarlamento prende atto "della legalizzazione del matrimonio e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di Paesi nel mondo, attualmente diciassette, e incoraggia le istituzioni e gli Stati membri dell'Ue a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili".

 

Nichi Vendola commenta su Twitter: "Per il Parlamento Europeo le unioni civili e le nozze gay fanno parte dei diritti umani e civili delle persone. Molto bene. Ora però, prima dell'inizio del Consiglio dei Ministri, qualcuno informi Renzi & Alfano...". Già perché l’Italia è uno dei 9 Paesi dell’Unione che non riconosce e tutela le coppie gay. Paradossale poi come, quasi in contemporanea con la decisione del Parlamento europeo il Consiglio Comunale di Reggio Calabria abbia approvato a larga maggioranza una mozione a tutela della “famiglia naturale”, che il testo prevede l'opposizione a “qualunque tentativo di introdurre nell’ordinamento giuridico disposizioni normative tali da alterare la stessa struttura della famiglia, comprimere i diritti dei genitori all’educazione dei propri figli, ignorare l’interesse superiore dei minori a vivere, crescere e svilupparsi all’interno di una famiglia naturale”.

Un NO secco alle unioni civili, insomma, e alla disponibilità al dialogo della nuova Giunta, un sottolineare come l’unica famiglia possibile sia quella “naturale”, formata da un uomo e una donna, senza recepire affatto le richieste si apertura, di allargamento dei diritti e delle tutele richiesto dalla società civile e, ora, anche dall’Europa. “La famiglia è uno dei fondamenti della nostra società – commenta Arcigay - ma questa nostra società cambia e si evolve, così come più volte riconosciuto dalla suprema Corte e da tutta la giurisprudenza italiana. Quello che ci chiediamo dunque è: perché votarsi alla logica dell'esclusione, dell'aut aut, invece di ispirarsi a quella del dialogo, dell'inclusione, dell'et et?”

 

Ci chiediamo se il nostro Paese recepisca le indicazione dell’Europa solo per quanto riguarda tasse, austerità, restringimento dei diritti del lavoro, tagli alla spesa. Dove sono invece i diritti civili e della persona?

 

Valentina Valentini

 

13-03-2015