Mercoledì 22 Novembre 2017
Ebola. Non se ne parla più ma in Africa si continua a morire PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Lunedì 23 Marzo 2015 11:18

Di Ebola non si parla più: dopo la gioia per la guarigione del medico italiano, scongiurato il rischio contagio in Europa e America, la terribile epidemia che ha causato circa 10mila morti è scomparsa dalle prime pagine dei giornali, l’Africa è stata lasciata ancora una volta sola.

Eppure l’infezione continua a dilagare, l’Ebola continua ad uccidere, continua la battaglia dei medici di Emergency e da Freetown Gino Strada scrive: “Ci sono ancora più di cinquanta nuovi malati di Ebola ogni settimana in Sierra Leone, la metà qui nella zona di Freetown, dove c'è il Centro di Emergency. Purtroppo la maggior parte di loro ha una forma particolarmente grave della malattia, spesso mortale. Ci preoccupa il pensare che ci sia qualcosa di nuovo, che il virus stia cambiando, che diventi ancora più cattivo. Da mesi non vedevamo casi così gravi, e ora stanno diventando la norma quotidiana”.

Allarme anche in Liberia dove, dopo 20 giorni senza nessuna diagnosi di infezione, una donna si è ammalata a Monrovia, la capitale del Paese particolarmente colpito dall'epidemia e dove si sono contate oltre 4 mila vittime.

 

Come se non bastasse arriva una notizia gravissima. Documenti ed e-mail interne ottenute dall'Associated Press dimostrano che l'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha rinviato per due mesi l'annuncio dell'epidemia di Ebola nell'Africa occidentale temendo di danneggiare le economie. I documenti dimostrerebbero che i funzionari dell'Oms vennero informati con tempestività della gravità dell’infezione e ricevettero richieste di aiuto urgenti dai Paesi colpiti ma, secondo le carte delle quali l’Associated Press è venuta in possesso, i top manager dell'Oms scoraggiarono l'idea di un annuncio immediato, dicendo che la dichiarazione poteva essere vista come ''un atto ostile'' e danneggiare le economie dei paesi coinvolti. Ancora una volta assistiamo a logiche politiche e di mercato che calpestano i diritti e mettono in gioco la vita delle popolazioni. Ed ora che si sono spenti i riflettori, che ci sentiamo salvi a casa nostra, cosa fanno l’OMS, i governi, le istituzioni internazionali? A combattere contro il virus rimarranno solo i “soldati di trincea”? Gli africani, la povera gente che non può fuggire al proprio destino?

 

Valentina Valentini

 

23-03-2015