Mercoledì 22 Novembre 2017
Bambina di 9 anni violentata dall’ISIL. La persecuzione della comunità yazida PDF Stampa E-mail
Scritto da Valentina Valentini   
Martedì 14 Aprile 2015 09:54

Arrivano sempre nuove notizie e sempre atroci della violenza perpetrata dai jihadisti dell’ISIL in Iraq contro la comunità yazida. In questi giorni sono state liberate dallo stato islamico giovani prigioniere appartenenti a questa minoranza religiora che in otto mesi di sequestro hanno subito violenze, abusi e torture.

Fra queste una bambina di solo 9 anni che, come riporta l’Indipendent, è stata violentata da più di 10 uomini, rimanendo in cinta. Ora la bambina è stata portata in Germania per essere curata, infatti vista la giovanissima età rischia di non sopravvivere alla gravidanza. Quest’ulteriore episodio rientra nella persecuzione che l’ISIL ha avviato contro gli yazidi, un vero e proprio genocidio secondo l’Alto commissariato Onu per i diritti umani. “Nessuna comunità (in Iraq) è stata risparmiata dalla violenza dell’ISIL: yazidi, cristiani, turkmeni, sabei-mandei, kakai, curdi, sciiti e sunniti. Essenzialmente quello che abbiamo rilevato è che la ricca diversità religiosa ed etnica tipica dell’Iraq è stata frantumata”, si legge nel rapporto illustrato da Suki Nagra, a capo della missione investigativa in Iraq.

 

In particolare la comunità yazida è al centro di un vero e proprio massacro, ed anche la liberazione delle prigioniere non si può certo ritenere un atto di carità da parte dello Stato Islamico. Infatti abusare delle ragazze yazide e rimandarle nella propria comunità in stato di gravidanza è un ulteriore trauma che spesso le spinge ad abortire in condizioni non sicure o addirittura al suicidio. Questa piccola comunità religiosa di origine e lingua curda che conta in Iraq circa 150.000 persone, segue una religione monoteista e ritiene che i suoi adepti siano i diretti discendenti di Adamo. Ciò li porta a rifiutare unioni interreligiose, avere rapporti sessuali e rimanere in cinta di uomini non yazidi è per le donne una grande vergogna ed i bambini non vengono accettati dalla comunità.

Senza entrare in un giudizio morale e religioso non possiamo che condannare la brutalità dell’ISIL che mira allo sterminio della comunità yazida, con uccisioni, violenze che segnano per sempre le vittime ed azioni che influiranno anche sulle generazioni future di una comunità che nei secoli ha già subito gravi discriminazioni e persecuzioni in Iraq ed in Turchia.

 

V.V.

 

14-04-2015