Sabato 21 Ottobre 2017
Palestina: la“Giornata della Rabbia” PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 18 Settembre 2015 12:38

Sale la tensione a Gerusalemme, teatro già nei giorni scorsi di aspri scontri fra giovani palestinesi e militari israeliani nell’area della “Spianata delle Moschee” sulla quale il Governo di Nethanyahu ha imposto severi limiti di accesso per i cittadini di religione musulmana.

 

Sono stati contati un centinaio di feriti nell’ultima settimana ed una serie di arresti e brutalità tali da suscitare la reazione sdegnata di Abu Mazen e di Abdallah di Giordania, che hanno stigmatizzato l’azione di Israele come un atto provocatorio e offensivo contro le nazioni arabe e musulmane. La preoccupazione è alta per la “giornata della rabbia” proclamata per oggi, giorno in cui migliaia di giovani palestinesi si sono dati appuntamento sui luoghi sacri della loro religione,per protestare contro i limiti di accesso alla Spianata delle Moschee.

Ogni anno si celebra la “giornata della rabbia” nel ricordo, mai sopito, dell’infausto evento della “nakba”, termine con il quale le genti di Palestina identificano l’esodo dalle terre dei loro padri di 800.000 cittadini arabi nel 1948, dopo la fondazione dello Stato d’Israele. Quasi settant’anni vissuti da profughi, confinati nei “territori” o nell’inferno di Gaza, non hanno spento tuttavia la coscienza del “diritto al ritorno” e del diritto di pregare sulla terra che ospita la Moschea di Omar ( la Cupola della Roccia ) e la Moschea di Al Al-Aqsa, rivendicata in questi giorni anche dall’ultra destra israeliana. Quando quattordici anni fa Ariel Sharon si fece la provocatoria “passeggiata” alla Spianata scoppiò la seconda intifada con la quale i palestinesi rivendicarono, fra l’altro, con il loro sangue, l’accesso ai luoghi sacri.

Oggi Nethanyahu tenta di ristabilire i limiti d’accesso negandolo agli uomini con meno di cinquant’anni. Una parziale riapertura che ha indignato Al Fatah fino ad indire questa nuova “giornata della rabbia” per esprimere, secondo le parole di Abu Mazen, “l’opposizione del popolo palestinese a ogni attacco contro i luoghi sacri che costituisce una dichiarazione di guerra religiosa contro la popolazione palestinese e le nazioni arabe islamiche”. C’è rabbia fra i giovani che oggi si sono dati appuntamento alla Spianata sfidando la macchina repressiva dello Stato, rabbia per i loro diritti, di vita e di fede, calpestati, per le migliaia di morti che quotidianamente hanno irrorato le terre di Palestina, per un sogno contrastato dalle armi di uno Stato miltarmente fra i più attrezzati del mondo. Nethanyahu ha schierato sulla Spianata centinaia di militari in assetto antisommossa: i palestinesi, evidentemente, non hanno nemmeno il diritto di arrabbiarsi.

 

18-09-2015