Mercoledì 13 Dicembre 2017
Venti di guerra sulla Libia PDF Stampa E-mail
Scritto da DirittiDistorti   
Venerdì 12 Febbraio 2016 13:21

Acquistano sempre maggior concretezza le voci di un imminente avvio d’intervento militare in Libia sostenuto da alcuni paesi europei, come Francia e Gran Bretagna, addirittura entro il mese di marzo, secondo quanto ha dichiarato l’ambasciatore tunisino in Libia, esprimendo i timori palesati dal Ministro degli Esteri egiziano, paventando il rischio che eventuali aiuti in armi potrebbero finire in mano ad ignoti gruppi estremisti.

 

In effetti le parole dei due politici sembrano riflettere bene la situazione nella quale oggi si trova la Libia.

Gli sforzi compiuti dalle diplomazie e dalle cancellerie internazionali per un governo unitario sembrerebbero naufragare di fronte all’impedimento a che un siffatto Governo possa insediarsi in una capitale in mano alle milizie islamiche occupanti Tripoli ed ostili all’unificazione politico-amministrativa dell’antica Jamahiriya il cui assetto politico, sociale e militare è estremamente frammentato.

La città di Sirte e tutta l’area dell’omonimo Golfo è nelle mani dello Stato Islamico.

Se in Cirenaica il Governo insediato a Tobruk, riconosciuto dalle cancellerie internazionali, mostra segni di accoglimento delle proposte dell’Occidente, in Tripolitania il Governo islamista di Tripoli, pur avendo aderito ad alcuni punti di accordo unitario, lascia di fatto l’area sotto il suo controllo nelle mani delle milizie di “Fajr Libia” sorde ed ostili a qualsiasi accordo.

Nel Fezzan scorazzano e si scannano tribù Tebu e Tuareg, le prime sotto la protezione di Tobruk, le seconde legate a Tripoli ed assai esposte all’influenza del Califfo al-Baghdadi.

A 150 Km da Bengasi , nella città di Agadibia è insediata una forte “banda” che mischia elementi di feroce criminalità comune e di infuocato jihadismo. Ne è a capo Mokthar Belmokthar, leader jihadista, ricercato non solo dalle polizie, ma anche dalle leader-ship dei vari gruppi terroristici che se lo contendono per la sua abilità e la sua fede fondamentalista. Egli si lascia vezzeggiare e intanto i suoi uomini scorazzano nell’interesse di Daesh.

Se così è, e sembra veramente esserlo, è incomprensibile e pericolosa l’insistenza bellica di Francia e Gran Bretagna, criticata dalla maggior parte degli esperti di affari libici, che mettono in guardia contro il rischio di sparare nel mucchio creando nuove ostilità e rafforzando lo scontro fra milizie, complicando ulteriormente la situazione, con il rischio di creare una palude dove l’ISIS si muoverebbe sempre più facilmente.

Questa è l’opinione di ricercatori ed analisti di “International Crisis Group” e “ECFR” e nello stesso senso si esprimerebbe, secondo il “N. Y. Times”, il Presidente statunitense Obama, come anche il nostro Ministro degli Esteri Gentiloni, che in questi giorni ha manifestato analoghe posizioni. Pertanto sarebbe veramente “cosa buona e giusta” raccogliere l’avvertimento del Ministro degli Esteri egiziano che, in visita a Washington, ha consigliato di agire con prudenza e “fare la cosa giusta”.

Su quale sia “la cosa giusta” ci sembra tuttavia non ci siano le idee chiare.

 

12-02-2016

 

C.V.