Martedì 17 Ottobre 2017
Papa Francesco a Lesbo tra i profughi: “C’è sempre qualcuno che può tendere una mano” PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandra Valentini   
Sabato 16 Aprile 2016 10:32

Il viaggio ecumenico-umanitario di Bergoglio è iniziato alle 7 di oggi con la partenza dall'aeroporto di Fiumicino per Mytilene. Si tratta del tredicesimo viaggio del Pontefice all'estero ma quello di oggi più che un viaggio è una visita lampo densa di significato per tutti, anche per chi fa finta di non vedere e non capire.

 

"E' un viaggio segnato dalla tristezza, andiamo ad incontrare la catastrofe più grande dopo la seconda guerra mondiale. Andiamo a vedere tanta gente che soffre e non sa dove andare". Sono le parole che papa Francesco ha detto ai giornalisti sul volo verso la Grecia, come riferisce Radio Vaticana. Il Papa, arrivato a Mytilene poco dopo le ore 10 (le 9 ora di Roma), all'aeroporto internazionale di Mytilene, è stato accolto dal primo ministro Alexis Tsipras, ha ricevuto poi il benvenuto da parte di Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, di Ieronymos, arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, e di mons. Fragkiskos Papamanolis, presidente della Conferenza Episcopale greca.

Dopo la cerimonia di benvenuto alla presenza di autorità civili e delle Chiese, in una saletta dell'aeroporto il Papa ha incontrato in privato Alexis Tsipras. "Sono venuto per ringraziare il popolo greco per la sua generosità. La Grecia è culla dell'umanità", ha detto il Papa.

 

Poi Papa Francesco ha parlato direttamente ai profughi nel campo di Moria. "Cari amici, oggi ho voluto stare con voi. Vorrei dirvi che non siete soli".

"In questi mesi e settimane, avete patito molte sofferenze nella vostra ricerca di una vita migliore. Molti di voi si sono sentiti costretti a fuggire da situazioni di conflitto e di persecuzione, soprattutto per i vostri figli, per i vostri piccoli - si addolora Francesco -. Avete fatto grandi sacrifici per le vostre famiglie. Conoscete il dolore di aver lasciato dietro di voi tutto ciò che vi era caro e - quel che è forse più difficile - senza sapere che cosa il futuro avrebbe portato con sé. Anche molti altri, come voi, si trovano in campi di rifugio o in città, nell'attesa, sperando di costruire una nuova vita in questo continente".

 

Il Papa lancia un forte appello al mondo: "Sono venuto qui con i miei fratelli, il Patriarca Bartolomeo e l'Arcivescovo Ieronymos, semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Siamo venuti per richiamare l'attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede, desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità".

 

Ricorda Bergoglio che "Dio ha creato il genere umano perché formi una sola famiglia; quando qualche nostro fratello o sorella soffre, tutti noi ne siamo toccati. Tutti sappiamo per esperienza quanto è facile per alcune persone ignorare le sofferenze degli altri e persino sfruttarne la vulnerabilità. Ma sappiamo anche che queste crisi possono far emergere il meglio di noi".

 

Il Pontefice ricorda la generosità del popolo greco: "Lo avete visto in voi stessi e nel popolo greco, che ha generosamente risposto ai vostri bisogni pur in mezzo alle sue stesse difficoltà. Lo avete visto anche nelle molte persone, specialmente giovani provenienti da tutta l'Europa e dal mondo, che sono venute per aiutarvi. Sì, moltissimo resta ancora da fare. Ma ringraziamo Dio che nelle nostre sofferenze non ci lascia mai soli. C'è sempre qualcuno che può tendere la mano e aiutarci".

 

 

A. V.

 

16-4-16